giovedì 30 aprile 2009

Al Toniolo lo spettacolo "Venezia festeggia il Giro"


In occasione della partenza dal Lido di Venezia del "Giro d'Italia del Centenario", la Città di Venezia promuove l'evento-spettacolo "Venezia festeggia il Giro" che si terrà al Teatro Toniolo di Mestre sabato 2 maggio a partire dalle ore 16, con la mostra nel foyer del teatro, di biciclette storiche dei grandi campioni del ciclismo, a cura del Museo dei campionissimi di Novi Ligure.

Alle ore 21 il giornalista Beppe Conti, esperto di ciclismo e autore del libro "100 storie del Giro: 1909-2009", riferirà alcuni aneddoti e racconti, arricchendoli con la sua esperienza vissuta.

Seguirà il concerto dell'Ensemble dei Cameristi dell'Orchestra Classica di Alessandria che eseguiranno le canzoni più belle sul ciclismo che hanno accompagnato le vittorie dei campioni del passato.

Saranno presenti in sala anche alcuni corridori.

L'ingresso all'evento-spettacolo è gratuito, fino ad esaurimento posti.


Visita il sito ufficiale del Giro d'Italia

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mercoledì 29 aprile 2009

Il trionfale 2008 dell'energia eolica in Europa e i dubbi sul solare: la risposta ai bisogni di energia "soffia nel vento"?


Finalmente una buona notizia sulla spinosa questione della produzione di energia elettrica: nel 2008 nell'Unione Europea sono entrati in servizio impianti di produzione per quasi 20.000 MW e per la prima volta le energie rinnovabili sono state quasi pari ai combustibili fossili, grazie all'energia eolico, che vince la classifica con un bel distacco: ben il 43% dei nuovo megawatt impiantati sono ricavati dal vento (con un incremento in termini assoluti del 15% rispetto all'installato del 2007). Seguono gas (35%), petrolio (13%) carbone (4%) e, seconda fra le rinnovabili, l'energia idroelettrica con il 2%. Il valore del fotovoltaico è risibile.
I risultati dell'eolico sono veramente lusinghieri in Europa, mentre gli Usa sono un po' più indietro (anche se la consociata statunitense della nostra ENEL sta progettando grosse cose e non è la sola).
Questi dati si prestano ad alcune considerazioni importanti:

1. un futuro energetico “rinnovabile” è davvero possibile
2. nell'immediato conviene puntare sull'eolico
3. il solare, nonostante il grande battage pubblicitario e le spinte politiche di cui gode, è assolutamente inconsistente

Le turbine eoliche installate fino ad oggi assicurano il 4.2% della domanda di corrente elettrica della UE, evitando di emettere in atmosfera 108 milioni di tonnellate di C0 2 all'anno (come se si togliessero dalle strade europee più di 50 milioni di automobili).
A questo vanno aggiunti dei grossi vantaggi economici: l'eolico consente di crearsi energia in casa propria ad un costo più o meno costante, evita inquinamento atmosferico e importazioni dall'estero che penalizzano la bilancia commerciale, produce posti di lavoro (160.000 nella EU, che in un periodo come questo sono tutt'altro che trascurabili), crea know-how da rivendere all'estero. L'unico impatto è quello visivo delle pale eoliche, ma mi sembra che in Italia in materia paesaggistico – ambientale si sia fatto anche di molto peggio....
Quello che lascia oggettivamente perplessi è la mancanza di attenzione in merito degli organi di stampa generalisti, che si occupano dell'argomento solo in casi particolari, spesso dando fiato a nemici delle pale eoliche, ree di disturbare il paesaggio. Noto a questo proposito come in Sicilia stanno avversando l'idea di turbine eoliche a largo delle coste e nella terraferma, con grandi personaggi politici coinvolti: mi chiedo cosa pensino questi stessi personaggi della cementificazione delle bellissime spiagge dell'isola..... Ho notizie di almeno un altro caso in Italia, in Maremma
Eppure il nostro paese, per una volta, non sta a guardare: secondo la EWEA, European Wind Energy Association, siamo al terzo posto in Europa per megawatt eolici installati nel 2008: Germania e Spagna si giocano il primato (rispettivamente 1665 e 1609 MW), ma noi arriviamo buoni terzi con 1010 MW, davanti a Francia (950) e Gran Bretagna (840). Da notare che i paesi rivieraschi dell'Atlantico hanno dei venti molto più interessanti dei nostri.....
In sostanza ci sono 12 stati europei che hanno più di 900 Megawatt di capacità di produzione di energia eolica. E in paesi più piccoli o in cui questa fonte di energia copre un fabbisogno marginale, il 2008 ha portato un raddoppio della capacità installata.

Si parla molto di produzione di energia eolica su piattaforme offshore: indicata da molti come la soluzione migliore, allo stato è responsabile di appena il 2% della produzione totale. Ci sono molto progetti in materia, specialmente in California, ma ci sono delle perplessità per eventuali conseguenze sulla fauna e la flora marine: se da un lato queste “isole” potrebbero servire per ricostituire artificialmente un buon ecosistema costiero un po' a largo (e quindi fungere anche da fulcri per la salvaguardia delle creature marine), uno studio ha ipotizzato che tali costruzioni possano rallentare le correnti lungo le coste interessate, provocando un rimescolamento in verticale delle acque che avrebbe delle pesanti ripercussioni sulla distribuzione delle sostanze nutritive. Un punto di vista da studiare con interesse, secondo il noto "principio di precauzione”, anche se mi entra una pulce nell'orecchio: la ricerca proviene dalla Norvegia, uno dei maggiori paesi produttori di petrolio e gas....
Se il vento sta riscuotendo tutto questo successo nel silenzio, il solare si sta rivelando un bluff, nonostante l'enorme spinta politica e mediatica? Io aspetterei ancora un pò a parlare di bluff. Diciamo che il solare ha ancora dei problemi non indifferenti e che, una volta risolti, potrà comunque occupare dei settori “di nicchia”. Fondamentalmente il Kw solare costa ancora troppo, l'energia che sviluppa è poca e soprattutto è generata discontinuamente: il vento soffia 24 ore su 24 (e indipendentemente dalla presenza di nuvole), il solare necessita appunto dell'insolazione e quindi, se anche può funzionare persino con cielo nuvoloso, è impossibile che ciò avvenga di notte....

Quindi per poter essere indipendente, un impianto fotovoltaico deve essere dotato di un polmone per conservare in qualche modo l'energia, per la notte e per i giorni a scarsa luminosità. E qui casca l'asino: sfortunatamente lo stoccaggio di energia elettrica è molto difficile (altrimenti l'auto elettrica sarebbe una realtà ben più solida...).
Sono state già fatte delle esperienze utilizzando come vettore e riserva di energia l'idrogeno (per esempio ad Arezzo, ne ho parlato l'estate scorsa). Il problema è che ancora i costi sono alti, insostenibili per l'economia reale anche se il sistema è estremamente vantaggioso dal punto di vista ambientale.
La ricerca sul fotovoltaico deve svolgersi su due binari, migliorare l'efficienza dei pannelli e trovare delle tecniche di stoccaggio dell'energia prodotta più efficaci. Sul primo aspetto leggo notizie tutti i giorni - anche troppe -, sul secondo un po' meno. Pensare ad un futuro in cui almeno le utenze domestiche (i classici 3 kwh) possano essere servite da energia fotovoltaica prodotta e stoccata in proprio non è vietato. Ma è ancora piuttosto lontano: oggi ci sono solo buoni esempi di piccole attrezzature che consumano poca energia alimentate con celle fotovoltaiche, come cartelli stradali (in California persino cartelloni pubblicitari), idrometri e quant'altro.

Invece le potenzialità dell'energia eolica per la produzione concentrata di grandi quantitativi di energia sono ormai assodate e nell'immediato, con la fame di energia che c'è e con la drammatica situazione delle emissioni dei combustibili fossili, questa è la fonte da privilegiare ovunque e comunque. Teniamo conto anche che, se oggi (febbraio 2009) il prezzo del petrolio è ai minimi, prima o poi risalirà, con evidenti ripercussioni sul prezzo dell'energia che vi viene prodotta, mentre il costo di produzione di un kilowatt eolico rimarrà evidentemente costante....
Insomma, alla famosissima canzone di Bob Dylan bisognerebbe aggiungere che anche il futuro dell'energia pulita “is blowing in the wind”....

Aldo Piombino - Scienzeedintorni - http://aldopiombino.blogspot.com


Venezia: Terre di poesia. Fotografie 1950 - 2007


Un'opera lunga quasi sessant'anni, è quella che ha condotto Elio Ciol a essere un protagonista discreto del panorama della fotografia italiana. Un periodo contrassegnato da due costanti: la coerenza all'interno della propria opera, fatta di una ricerca all'interno del bianco e nero nella quale ogni dettaglio ha assunto importanza di rilievo arrivando a realizzare un'estetica personale e compiuta; e nello stesso tempo una capacità di rinnovare continuamente soggetti, argomenti, modi di trattare la luce, dalle suggestioni del neorealismo dei primi anni alle visioni più recenti al limite dell'astrazione.
Nato e cresciuto a Casarsa della Delizia, la cittadina friulana nella quale in quegli anni Pier Paolo Pasolini stava formando la propria sensibilità e stabilendo il rapporto unico con la lingua di quella terra, Ciol ha abbracciato la fotografia alla fine degli anni Quaranta, rivolgendo molto presto lo sguardo verso i luoghi e la gente della sua terra. Ha affinato la propria sensibilità frequentando negli anni Cinquanta il circolo veneziano La Gondola, punto d'incontro delle esperienze di punta del periodo, collaborando con David Maria Turoldo al film Gli Ultimi, di cui è stato fotografo di scena e collaboratore nel reperimento delle locations, e partecipando assieme a Luigi Crocenzi alla nascita della Fondazione Altimani, un ente destinato allo studio dei linguaggi iconografici.
È del 1969 il primo libro fotografico di Elio Ciol dedicato ad Assisi, pubblicato in cinque edizioni diverse e rapidamente esaurito. Stesso successo per il secondo volume, Italia Black and White, del 1985 con testi di Giovanni Chiaromonte e Alistair Crawford. In quegli anni Ciol ha lavorato professionalmente per l'editoria a campagne di documentazione di opere d'arte e monumenti che hanno prodotto un'impressionante mole di pubblicazioni.
Nello stesso periodo Elio Ciol si è tuttavia imposto soprattutto come uno dei pochi fotografi italiani specializzati nella fotografia fine art, un'eccezione in anni nei quali le forze motrici della ricerca italiana sembravano confinate alle fotografia di reportage e a quella di moda. L'immagine pareva destinata per elezione alla pubblicazione su libri e giornali, non all'apparizione nelle gallerie d'arte o nelle mostre, come è divenuto abituale in anni più vicini a noi. La somma di visione, cura per l'oggetto-fotografia e i dettagli che lo circondano, stampa di dimensioni via via più grandi, capacità di emozionare nel rapporto diretto con chi guarda la stampa, rappresentano nel caso di Ciol un'esperienza pressoché unica nella visione italiana.
Questo lungo percorso è riassunto nella mostra Terre di poesia che il Centro Culturale Candiani dedica a Elio Ciol dal 18 aprile al 14 giugno. Attraverso 121 immagini in bianco e nero viene raccontato l'intero percorso artistico del maestro, dalla prima stagione di carattere neorealista con il racconto della vita dei campi in Friuli e sulle montagne friulane e venete alle immagini di scena del film Gli Ultimi, una straordinaria testimonianza di lavorazione, alle riprese delle città italiane in un periodo di grande trasformazione. La parte centrale della mostra è ovviamente dedicata al paesaggio nella visione serena ed elegiaca di cui Ciol ha saputo rendersi protagonista; le esperienze più recenti, come l'elaborazione di trittici capaci di accostare esperienze visive diverse, e la ricerca sulle ombre e sulla luce in soggetti naturali o nelle architetture, concludono l'itinerario attraverso la lunga serie di esperienze del fotografo friulano.

Fabio Amodeo

dal 18 aprile al 14 giugno

Centro Culturale Candiani


orario: da lunedì a venerdì 15.00 - 19.00
sabato e festivi 10.00 - 13.00 e 15.00 - 19.00

sala espositiva secondo piano
ingresso libero

martedì 28 aprile 2009

Il grado zero della pittura: Jason Martin a Venezia.



Presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è aperta fino al 17 maggio la mostra “Temi & Variazioni. Dalla grafia all’azzeramento”, che a partire dalle avanguardie storiche analizza e mostra la presenza del segno all’interno della composizione, dal collage alla tipografia, dai numeri alle lettere, fino al monocromo e dunque l’azzeramento del segno. Questo grado zero della pittura è rappresentato dall’opera di Jason Martin, pittore britannico cui è dedicata una personale dal titolo Vigil/Veglia all’interno della mostra stessa.

Martin presenta una decina di opere, in bilico tra pittura e scultura: si tratta infatti di monocromi molto materici e luminosi, ottenuti con pennellate dense di materiali eterogenei quali olio e gel acrilico su superfici di alluminio, acciaio inox e perspex. Il colore diventa dunque struttura vera e propria dell’opera, non semplice decorazione: attraverso movimenti rotatori e slittamenti della materia sui supporti le opere di Martin sono dei monocromi colmi di riflessi e onde di luce naturali. Il gesto e il movimento dell’immagine diventano simultanei, l’opera materializza il gesto che l’ha prodotta, in un rigore concettuale che si rifà dall’Espressionismo astratto americano.

Jason Martin fa parte della generazione degli Young British Artists, un gruppo di artisti concettuali la cui nascita risale all’inizio degli anni ’90, quando la Saatchi Gallery di Londra, loro “mecenate”, dedicò agli artisti una controversa esposizione.

A Venezia Martin propone anche dei lavori realizzati ad hoc per la mostra: “Questa mostra è in parte una risposta alle straordinarie opere conservate alla Collezione Peggy Guggenheim, ed è mirata a suscitare un dialogo, una conversazione tra i miei dipinti e quelli del primo Modernismo. (…) Attraverso l’uso di gel, olio o materiali misti mostrerò un vocabolario completo del mio linguaggio pittorico”.

venerdì 24 aprile 2009

Venezia: “Nigra sum sed formosa”


Curatori della mostra, che verrà allestita dal 13 marzo al 10 maggio nella sede espositiva dell'Università Ca' Foscari lungo il Canal Grande, sono Giuseppe Barbieri, Gianfranco Fiaccadori e Mario Di Salvo coadiuvati da un amplissimo comitato scientifico internazionale.

Il titolo della mostra 'Nigra sum sed formosa' rinvia al celebre versetto del Cantico dei Cantici e alla Regina di Saba. E' stato scelto per ricordare l'antichità dell'esperienza religiosa prima giudaica e poi cristiana in terra etiopica. Qui sussiste ancora oggi una sorta di chiesa delle Origini, degli Apostoli, che ha saputo conservare, nei riti e nelle rappresentazioni artistiche, lo spirito della prima età evangelica. Un unicum cui non è estraneo il fatto che l'Etiopia cristiana sia venuto rapidamente a trovarsi circondata da popoli islamici. Il forte radicamento di una tradizione cristiana nell'impero del Leone coincise dunque con l'affermazione di una identità di razza, lingua, costumi, che in buona misura, pur attraverso molte fasi critiche, è giunta sino a noi.

dettagli
Biglietto: € 7.00 - € 5.00 (minori di 15 anni e maggiori di 60)
Prenotazione: disponibile
approfondimenti
Per la prima volta in Italia una grande, innovativa mostra sull'Etiopia Cristiana con materiali in gran parte inediti

giovedì 23 aprile 2009

Nucleare, Mattioli: «Nessuno è ancora riuscito a dominare la radioattività»


di Gianni Mattioli
Docente di Fisica all’Università La Sapienza di Roma


LIVORNO. Che da un pugno di metallo scintillante, l’uranio, si possa tirar fuori tanta
energia quanta se ne trae da una montagna di carbone sporco è certamente cosa affascinante, ma questo fenomeno ha un compagno di strada meno affascinante che è la radioattività. E’ dal 1896, dall’anno cioè della scoperta di Becquerel, che non siamo riusciti a vincere la sfida scientifica di dominare la radioattività. Da qui il rischio per le popolazioni ed i lavoratori, che è superfluo illustrare a coloro che vivono nel sito della centrale nucleare del Garigliano.


Il suo smantellamento è stato promesso da anni e ora si discute di bonifica delle trincee contenenti rifiuti solidi radioattivi o della stabilità sismica del camino. Basterebbe riflettere sul fatto che ci si interroghi se abbattere il camino o bonificare le trincee prima o dopo, alla luce delle dosi di radiazioni che nell’uno o nell’altro caso sarebbero assunte dalla popolazione e dai lavoratori addetti, per comprendere quanto un impianto nucleare sia profondamente diverso da un altro qualsiasi impianto industriale, proprio a causa del fatto che qui abbiamo a che fare con la radioattività, cioè con il grave rischio associato ai materiali radioattivi:


malattie degenerative ed effetti ereditari. Ma a me non è stato chiesto di discutere i rapporti SOGIN, per parlare di Garigliano. Mi è stato chiesto di parlare di scelta nucleare, in generale: la sanguinosa geopolitica del petrolio, gli aspetti minacciosi del cambiamento climatico fanno dire ad alcuni che è ora, per il mondo, di tornare al nucleare e voci ricorrenti consigliano per l’Italia di ripartire, per nuove installazioni, dai siti che già furono scelti per ospitare reattori.


Fin dai primi giorni di governo, il presidente Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi rapidi alla realizzazione di un programma nucleare, per porre rimedio al danno che il referendum effettuato all’indomani dell’incidente di Chernobyl – governato dall’emotività strumentalizzata dagli ecologisti - ha apportato alle famiglie e alle imprese italiane: quella scelta “sciagurata” ha condannato l’Italia – unico tra i paesi industrialmente avanzati - ad una massiccia dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas, privando il Paese di una fonte energetica abbondante, pulita e a basso costo.


Ma, al di là della enunciazione del premier e dei suoi ministri, va detto che questa posizione, da alcuni anni a questa parte, è divenuta un “recitativo” sempre più insistito nella informazione giornalistica a proposito di
energia, tanto da essere ormai considerata vera. Al contrario, si tratta di affermazioni che la documentazione internazionale – ampiamente disponibile – semplicemente smentisce.


L’
energia nucleare non è abbondante: essa fornisce oggi al fabbisogno mondiale di energia elettrica un contributo pari al 15% e, secondo la stima dell’Agenzia Onu per l’ Energia Atomica, a questo ritmo, c’è uranio fissile – cioè l’uranio 235 - solo per 70 anni: se dunque si volesse almeno dimezzare la massiccia incidenza dei combustibili fossili (~66%), bisognerebbe almeno triplicare in tempi rapidi la percentuale nucleare.
Se dunque volessimo fare dell’
energia nucleare una vaga alternativa ai combustibili fossili, ne avremmo per 20-25 anni:


cioè ci scanneremmo per l’uranio come ci scanniamo per il petrolio. Quanto all’Italia, le tracce di uranio in Liguria e in Trentino non configurano certo una qualche parvenza di autonomia.
Certo, si potrebbe passare all’uso dell’uranio 238, molto più abbondante in natura, ma per ciò si dovrebbe passare attraverso la produzione di Plutonio, secondo la linea intrapresa dai Francesi con i reattori veloci. Si tratta di una tecnologia ad alto rischio (proliferazione nucleare e salute: un milionesimo di grammo la dose letale per inalazione). Finita la motivazione della force de frappe, la Francia ha abbandonato questa filiera.

L’
energia nucleare non è pulita: come ci ricorda – ancora nel 2007 con la Pubblicazione 103 - l’ICRP, l’Agenzia Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti, dosi comunque piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento “normale” degli impianti e, ovviamente, nel caso di incidenti.


Fuor da ipocrisie, la definizione ICRP di Dose Limite di radiazioni ai lavoratori degli impianti e alle popolazioni ivi residenti non significa dose al di sotto della quale non c’è rischio, ma quella dose “alla quale sono associati effetti somatici (tumori, leucemie) o effetti genetici che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a siffatte attività con radiazioni”.

Deriva da ciò la complessità degli impianti e delle stesse procedure operative e ciò incide fortemente anche sul costo del kwh. Oltre al rilascio di radiazioni nel funzionamento “normale” degli impianti, c’è poi il problema dello smaltimento delle scorie, tuttora materia di ricerca fondamentale: l’obiettivo finale è quello dello stoccaggio in formazioni geologiche appropriate, caratterizzate da bassissima permeabilità e situate in zone geologicamente stabili. Dopo il fallimento – con la vicenda di Carlsbed nel New Mexico - della prospettiva di poter utilizzare strutture rocciose saline, sono in fase di studio altri tipi di formazioni geologiche.


L’Agenzia nazionale francese per la gestione dei rifiuti nucleari (Andra) avvia ora un laboratorio sotterraneo alla profondità di 490 metri a Bure (Meuse). Altri modi di gestione dei rifiuti (trasmutazione o stoccaggio in superficie) sono tutt’ora allo studio e, per i prossimi decenni, mi sembra assai improbabile pervenire alla individuazione di un sito nazionale, sia pure provvisorio, superando anche l’opposizione comprensibile delle popolazioni. In ogni caso, si è dunque lontani dalla possibilità di indicare una tecnologia standard, per lo smaltimento delle scorie e per lo smantellamento degli impianti, in base alla quale determinare la incidenza di queste operazioni sul costo del Kwh.


Ma quale è il costo del kWh nucleare?
I problemi relativi al trattamento delle scorie o allo smantellamento degli impianti al termine della loro vita introducono molta incertezza nei metodi usuali di calcolo, che si fanno per qualsiasi fonte di
energia. Altri elementi di incertezza derivano dalle complesse procedure autorizzative, dalle attività di controllo sulla realizzazione dell’impianto, tutti elementi che, introducendo allungamenti imprevisti dei tempi, differiscono la remunerazione dei considerevoli investimenti necessari e dunque introducono fattori di rischio finanziario.


Questi problemi sono alla base della situazione attuale di crisi drastica del settore nei paesi più avanzati, che pure avevano perseguito con decisione nel passato questa produzione di
energia. Nasce da qui il progetto di ricerca guidato dagli Stati Uniti “Generation IV” con l’obiettivo di mettere a punto un nuovo tipo di reattore e di ciclo del combustibile nucleare in modo da conseguire un grado migliore di sicurezza, tale da superare la indisponibilità dell’opinione pubblica per un rilancio del nucleare dopo l’arresto di nuovi impianti nucleari - che negli USA dura dal 1978 – e per migliorare la competitività economica in modo da superare la indisponibilità delle imprese elettriche.


Nel 2000 Generation IV è divenuto un consorzio di paesi guidato dagli Stati Uniti, cui recentemente si è aggiunta anche l’Italia, finalizzato allo studio di reattori di nuova concezione tali, appunto, di fornire risposte risolutive sul piano dei costi, della sicurezza, dell’uso ottimale dell’uranio e della riduzione delle scorie. La ricerca è indirizzata ad un ampio spettro di tecnologie. Se i problemi citati potranno essere superati, Generation IV prevede la messa a punto di un prototipo di nuovo reattore non prima del 2030.


Quanti tuttavia hanno avanzato proiezioni di costo del kWh nucleare (per es. EIA/DOE: “Annual Energy Outlook 2004 and Projections to 2025”; MIT, 2003; ed altri), che tengono conto di tutti gli elementi sopra citati ed anche delle caratteristiche dei reattori di nuova concezione, pervengono comunque a stime dell’ordine dei 0,06-0,07 €/kWh, decisamente più elevate del costo del kWh a gas o a olio combustibile, ma anche prodotto con il vento (0,04-0,05 €/kWh). In queste condizioni, possiamo chiederci quale significato possa avere per l’Italia concentrare uno sforzo rilevantissimo – alternativo ad altre possibili scelte – per rientrare in un settore per il quale sappiamo


· che utilizza come combustibile una risorsa scarsa e perciò destinata a divenire sempre più costosa e oggetto di competizione internazionale, da acquisire comunque sul mercato estero

· che utilizza una tecnologia super complessa per fronteggiare, non completamente, gravi rischi sanitari, non solo in condizioni incidentali, ma anche nel semplice funzionamento di routine

· che non ha risolto il problema dello smaltimento in condizioni di sicurezza delle scorie e dunque, pur potendo garantire pochi anni di disponibilità, aprirebbe per il futuro problemi irrisolti e gravi

· che annuncia costi di produzione del kWh elettrico difficilmente definibili (smantellamento, scorie), e comunque più elevati – già attualmente o in un prevedibile futuro – rispetto ad altre fonti energetiche pulite e rinnovabili.


Allora? Che cosa fare?
La strada su cui procedere è quella a cui ci impegna la strategia decisa in sede europea: entro il 2020, realizzare il 20% di risparmio energetico e il 20% di fonti rinnovabili. Si tratta di obiettivi, dal punto di vista quantitativo, assai più rilevanti del programma nucleare del Governo. Su questa strada può anche decollare una prospettiva industriale di qualità, ma si tratta di una scelta alternativa a quella nucleare, dal punto di vista delle risorse disponibili: economiche, di ricerca, delle imprese.

mercoledì 22 aprile 2009

VENEZIA: FUTURISMO NELLA COLLEZIONE GIANNI MATTIOLI


Nell’anno del centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Martinetti, il museo rende un doveroso omaggio al movimento artistico d’avanguardia dal titolo "Capolavori Futuristi alla Collezione Peggy Guggenheim". Lo speciale allestimento, curato da Philip Rylands, nelle sale espositive permanenti del museo mette a fuoco un percorso tra le opere futuriste della Collezione Gianni Mattioli, a cui si aggiungono dipinti, sculture e opere su carta provenienti dalla Collezione Peggy Guggenheim e da collezioni private. Questa piccola, ma preziosa, presentazione include lavori iconici di ciascuno dei cinque artisti firmatari del Manifesto tecnico della pittura futurista pubblicato nel 1910, Balla, Boccioni, Carrà, Russolo e Severini, insieme a quelli di altri artisti legati al movimento, come Rosai, Sironi, Soffici.

Dettagli evento: FUTURISMO NELLA COLLEZIONE GIANNI MATTIOLI

Quando: 18 Feb - 31 Dic 2009

Dove: Guggenheim Collection

Venezia: DEPERO Opere della collezione Fedrizzi


I Musei Civici di Venezia aprono le celebrazioni per il centenario del Futurismo - che culmineranno nella grande mostra al Correr del giugno 2009 - con una preziosa anticipazione, dedicata a Fortunato Depero (1892-1960).

La mostra si realizza grazie alla generosa disponibilità della famiglia Fedrizzi, che non solo consente l’esposizione al pubblico per la prima volta, nella sua globalità, della collezione formata da Giuseppe Fedrizzi (1918-1979) in anni di frequentazione personale con l’artista e la moglie Rosetta, ma anche intende, dopo la mostra, lasciarla ai Musei Civici di Venezia con un deposito a lungo termine a Ca’ Pesaro.
Presenta oltre ottanta opere realizzate tra il 1914 e il 1956 - olii, tempere, disegni a china e a carboncino, collage, bozzetti pubblicitari, tarsie in legno e in stoffe colorate, progetti di arredo - con celebri capolavori, come il Libro imbullonato (1927) o Nitrito in Velocità (1922), e opere inedite che documentano l’attitudine multimediale di Depero, in una visione totalizzante dell’espressione artistica e in un contesto di apertura globale a ogni esperienza, dentro e oltre il futurismo.

Nato a Fondo (Val di Non) nel 1892, Fortunato Depero si trasferisce con la famiglia a Rovereto dove frequenta la Scuola Reale Elisabettina, in un ambiente mitteleuropeo in cui si innestano, in quegli anni, stimoli diversi, dalle istanze irredentiste agli echi della nascente rivoluzione futurista.
Si trasferisce a Roma nel dicembre del 1913 ove conosce Balla, Cangiullo, Marinetti e Sprovieri. Nel marzo del 1915 pubblica con Giacomo Balla la Ricostruzione Futurista dell'Universo che proietta il Futurismo nella vita, oltre la pittura e la scultura, verso le arti applicate. Nel 1916 conosce Diaghilev, impresario dei Balletti Russi, che visita il suo studio e gli commissiona scene e costumi; in quel periodo incontra anche il ballerino Massine, il poeta Cocteau e molti artisti, fra cui Picasso, Larionov e la Gontcharova. Conosce il poeta svizzero Gilbert Clavel e con lui soggiorna a Capri nel 1917, illustrando il racconto Un istituto per suicidi; nello stesso anno prepara anche spettacoli teatrali e nel 1918, in collaborazione con Clavel, rappresenta a Roma i Balli Plastici, uno spettacolo di marionette composto da cinque azioni, musicate da Casella, Malipiero, Bartok, Tyrwhitt.
Nel 1919 apre a Rovereto la Casa d’Arte Depero ove produce oggetti d’arte applicata, tarsie in panno e collage. La ricerca di Depero dei primi anni ’20 è incentrata anche sui nuovi dettami dell’arte meccanica futurista, e proprio la particolare attitudine decorativa di questa fase trova applicazione nelle straordinarie opere di soggetto veneziano.
Questa stessa attitudine gli vale, nel ’25, il compito di rappresentare l’Italia, insieme a Prampolini e a Balla, all’Esposizione Internazionale di Parigi da cui nasce l’Art Déco.
Due anni dopo pubblica Depero futurista 1913-1927 (libro imbullonato), primo esempio di libro-oggetto futurista.
Nel settembre del 1928 è a New York, dove è molto attivo nei settori della scenografia teatrale e della pubblicità. Nel 1930 torna in Italia, e tra il '31 e il '36 fonda e dirige la rivista Dinamo, pubblica le Liriche radiofoniche e partecipa a numerose mostre nazionali ed internazionali. Dal 1947 è di nuovo negli Stati Uniti per due anni.
Nel 1951 partecipa alla IX Triennale di Milano con una sala personale e nel 1952 è nella sala dei maestri alla XXVI Biennale di Venezia. Realizza quindi la decorazione della sala del Consiglio Provinciale a Trento (1953-56). Nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale romana e, l'anno seguente, in collaborazione con il Comune di Rovereto, avvia la realizzazione della Galleria Permanente e Museo Depero, istituzione che oggi conta più di 3000 fra dipinti e disegni, circa 7500 manoscritti e una ricca biblioteca sul Futurismo. Il museo è inaugurato nel '59. Nello stesso anno è presente alla mostra commemorativa per il cinquantenario del primo manifesto futurista.
Muore a Rovereto nel 1960.

prorogata fino al 3 maggio 2009
Museo Correr, tutti i giorni 10.00-17.00 (ultima entrata ore 16.00)
biglietto per la mostra 5 €, ridotto 3 €


martedì 21 aprile 2009

Venezia: Manifestazioni Celebrative del 64° anniversario della Liberazione


Manifestazioni Celebrative del 64° anniversario della Liberazione

Si svolgeranno da giovedì 23 aprile a domenica 25 aprile nel territorio comunale, molteplici iniziative per celebrare il 64° anniversario della Liberazione.

Per maggiori informazioni


Il 25 Aprile a Venezia, Festa del Bocolo


Per i veneziani il 25 aprile assume una particolare importanza, al di là della festa nazionale. Vi cade infatti il giorno del Santo Patrono Marco le cui reliquie, che si trovavano in terra islamica ad Alessandria d'Egitto, furono avventurosamente portate a Venezia nell'anno 828 da due leggendari mercanti veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello.

Si narra che per trafugare ai Musulmani il prezioso corpo, i due astuti mercanti lo abbiano nascosto sotto una partita di carne di maiale, che passò senza ispezione la dogana a causa del noto disgusto per questa derrata imposto ai seguaci del Profeta.


In occasione della festa del Patrono i Veneziani usano donare il bocolo (bocciolo di rosa) alla propria amata; sulle origini di questo dono si conoscono due ipotesi leggendarie.

Una riguarda la storia del contrastato amore tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi. Nell'intento di superare gli ostacoli dati dalla diversità di classe sociale, Tancredi partì per la guerra cercando di ottenere una fama militare che lo rendesse degno di tanto altolocata sposa. Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno nella guerra contro i Mori di Spagna, cadde ferito a morte sopra un roseto che si tinse di rosso con il suo sangue. Tancredi morente affidò a Orlando il paladino un bocciolo di quel roseto perché lo consegnasse alla sua amata.

Orlando fedele alla promessa giunse a Venezia il giorno prima di S.Marco e consegnò alla nobildonna il bocciolo quale estremo messaggio d'amore dello sfortunato Tancredi. La mattina seguente Maria Partecipazio venne trovata morta con il bocciolo rosso posato sul cuore e da allora gli amanti veneziani usano quel fiore come emblematico pegno d'amore.

Secondo l'altra leggenda la tradizione del bocolo discende invece dal roseto che nasceva accanto la tomba dell'Evangelista. Il roseto sarebbe stato donato a un marinaio della Giudecca di nome Basilio quale premio per la sua grande collaborazione nella trafugazione delle spoglie del Santo.

Piantato nel giardino della sua casa il roseto alla morte di Basilio divenne il confine della proprietà suddivisa tra i due figli. Avvenne in seguito una rottura dell'armonia tra i due rami della famiglia e la pianta smise di fiorire.

Un 25 aprile di molti anni dopo nacque amore a prima vista tra una fanciulla discendente da uno dei due rami e un giovane dell'altro ramo familiare. I due giovani si innamorarono guardandosi attraverso il roseto che separava i due orti.

Il roseto accompagnò lo sbocciare dell'amore tra parti nemiche coprendosi di boccoli rossi, e il giovane cogliendone uno lo donò alla fanciulla.

In ricordo di questo amore a lieto fine, che avrebbe restituito la pace tra le due famiglie, i veneziani offrono ancor oggi il boccolo rosso alla propria amata.

lunedì 20 aprile 2009

Biennale Danza 2009


A dieci anni dall’entrata della danza nelle discipline della Biennale di Venezia si è sentito il bisogno di effettuare una riflessione sul suo futuro. E’ nato così il progetto Grado Zero che si svolgerà nel triennio dal 2009 al 2011 sotto la direzione del coreografo e danzatore afro-brasiliano Ismael Ivo.

Tra i motivi ispiratori di questa iniziativa c’è la necessità di parlare di danza a partire dai fondamenti di questa disciplina, il bisogno di creare un luogo di pensiero critico e di riflessione; di mettere in circolazione nuove idee e di rispondere all’esigenza di rinnovamento.

Il progetto si articola, nel 2009, nelle fasi seguenti:

  • Arsenale della Danza (30 marzo > 30 giugno): la creazione di un centro nazionale dedicato alla formazione nella danza contemporanea, in cui verrà data importanza non solo alla trasmissione del sapere da parte dei maestri, ma anche alla creatività delle nuove generazioni.
    Arsenale Danza aprirà i suoi battenti anche al pubblico con lezioni aperte e presentazioni di masterclass al Teatro Piccolo Arsenale, l’iniziativa prende il nome di Open Doors – la Danza per tutti. Le dimostrazioni pubbliche avranno luogo al Teatro Piccolo Arsenale alle ore 18.00:

    - giovedì 23 aprile verrà presentato l’esito del lavoro di Geyvan McMillen – pioniera della danza contemporanea in Turchia con l’Istanbul Dance Theatre, già ospite della Biennale per il 4. Festival Internazionale di Danza Contemporanea con Kimlikler e Mahrem, uno squarcio poetico sul mondo femminile di straordinario impatto emotivo;

    - venerdì 8 maggio sarà la volta del finlandese Juha Marsalo, autore di una orginale sintesi tra la lezione di Carloyn Carlson e quella di Wim Vandekeybus;

    - venerdì 22 maggio ci sarà Susanne Linke, una delle massime interpreti del Tanztheater tedesco, più volte ospite della Biennale Danza, dove proprio lo scorso anno ha presentato la rivisitazione di un suo celebre assolo: Schritte verfolgen II – reconstruction.

    Ogni sabato, poi, sempre nella sede del Teatro Piccolo Arsenale (ore 16.00), studiosi, critici e professori di fama affronteranno, attraverso alcuni dei protagonisti della danza contemporanea, alcuni snodi essenziali degli sviluppi storici e teorici di questa disciplina:
    - sabato 18 aprile - The art of seduction di Chris Haring, con Francesca Pedroni

    - sabato 16 maggio - Shen Wei tra Oriente e Occidente, con Elisa Guzzo Vaccarino

    - sabato 23 maggio - Martha Graham: mitologie classiche e identità moderne, con Susanne Franco

    - sabato 30 maggio - Letteratura e drammaturgia per le arti performative, con Stefano Tomassini
    Ingresso libero fin ad esaurimento posti disponibili. Per informazioni: 041 5218828
    promozione@labiennale.org

  • International Dance Academies (26 > 27 giugno): un programma di scambi con le maggiori istituzioni e accademie dedicate alla formazione della danza contemporanea: Centre National de Danse Contemporaine d’Angers diretto da Emmanuelle Huynh, una delle istituzioni più prestigiose di Francia, l’Accademia Nazionale di Danza di Roma diretta da Margherita Parrilla, il corso di Teatrodanza della Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, progettato e diretto da uno dei maggiori critici italiani del settore, Marinella Guatterini, sul modello delle maggiori scuole europee; il nuovissimo Arsenale della Danza ideato da Ismael Ivo.

  • Nuova creazione di Michael Clark (25 > 26 giugno): il più provocatorio e osannato dei coreografi britannici debutterà , in prima mondiale, al teatro delle Tese

Colloquio Internazionale di Danza Contemporanea (26 > 27 giugno): affronta con studiosi, artisti ed esperti alcuni dei temi cruciali della danza di oggi, interrogandosi sui suoi possibili sviluppi.


Le iniziative della Biennale Danza per il 2009 sono premessa indispensabile al 7. Festival Internazionale di Danza Contemporanea che si svolgerà nel 2010: una manifestazione che nasce in seno a un percorso di conoscenza, progettazione e ricerca di cui è il naturale sviluppo.

Da: 30/03/2009A: 30/06/2009
Luogo: Venezia - Teatro Piccolo Arsenale
Dove: Campo Della Tana 30122 Venezia


Contatti: (+39)041 5218898
La Biennale
dmtsegreteria@labiennale.org
www.labiennale.org

Il 22 aprile è l’Earth Day, la giornata dedicata alla conservazione del pianeta.

Il 22 aprile ricorre l’Earth Day, la giornata dedicata alla conservazione del pianeta e delle sue ingenti (ma non inesauribili) risorse. Mezzo miliardo di persone in 175 Nazioni ogni anno celebra l’avvenimento informandosi ed educando il prossimo alle tematiche ambientali, e la musica gioca un ruolo importante: vengono organizzati concerti e manifestazioni un po’ ovunque e grandi nomi del panorama internazionale aderiscono per sostenere la causa.

Un modo per celebrare questa giornata è facendo una vera e propria festa in musica. La offre per il secondo anno consecutivo Nat Geo, il canale satellitare del National Geographic, che organizza un concerto gratuito a Roma, in Piazza del Popolo.

Le star della serata sono artisti che a livello italiano e mondiale si sono caratterizzati a vario titolo per sensibilità sociale ed ambientalista.

Ben Harper salirà sul palco con la sua nuova band Relentless 7 a presentare i brani dell’album “White Lies for dark Times”, in uscita il 24 aprile. A seguire ci saranno gli italiani Subsonica, sempre attenti e coinvolti nella promozione delle questioni ambientaliste. Chiuderanno Nneka, artista nigeriana che fonde ritmi africani con soul e reggae, e Bibi Tanga & le Professeur Inlassable, sodalizio francese che suona un mix di hip hop, gospel e jazz.

Lo spettacolo (presentato da Giorgia Surina) sarà ad impatto zero e l’ ingresso è gratuito.
Si potrà seguire in diretta televisiva sul canale satellitare Nat Geo Music ( numero 710 del bouquet Sky) a partire dalle ore 20, e in diretta streaming sul sito dell’emittente, su cui è già partito il countdown.

Ulteriori informazioni su www.eartday.net

venerdì 17 aprile 2009

Mestre in Festa: Fiori di Primavera 2009


Mestre in Festa 2009 - particolare della locandina

Eventi culturali, ricreativi, sportivi, didattici e sociali nelle giornate del 19 e 25 Aprile 1, 2 e 3 Maggio 2009 in diverse zone della Municipalità.


Organizzata dalla Municipalità Mestre-Carpenedo, la manifestazione presenta un'ampia gamma di inziative a carattere culturale-ricreativo-sociale, sportivo e didattico, che interessano e coinvolgono grandi e bambini.

Manifestazione podistica, Tornei sportivi, Corsa ciclistica, Regata nazionale, Mostra-mercato di fiori e piante, Festa Ornitologica, Rassegne di pittura e poesia, intrattenimenti musicali ed iniziative didattiche per bambini, saranno alcuni degli eventi che caratterizzeranno le cinque giornate della manifestazione "Mestre in Festa: Fiori di Primavera 2009".
Si svolgerà in diverse zone della Municipalità: dal Parco di Bissuola alla Villa Franchin di Carpenedo, dalla Punta di san Giuliano alla palestra di via Padre Kolbe, nelle giornate 19 e 25 Aprile 1, 2 e 3 Maggio 2009 .

Hanno collaborato e partecipato alla realizzazione della manifestazione l'Ente "Parchi di Mestre", la Provincia di Venezia, l'Associazione culturale "La Mandragola" e VESTA.

Per maggiori e dettagliate informazioni sul programma visualizza/scarica la locandina:

 (306.59 KB)Mestre in Festa: Fiori di Primavera 2009 (306.59 KB)

Venezia: Settimana dei Beni Culturali - Apertura del museo Traversi


I Volontari del Gruppo Comunale di Protezione Civile - Tutela dei Beni Culturali - collaborano con l'Istituto Foscarini

Dal 18 al 26 aprile, a livello nazionale, si svolgerà la Settimana dei Beni Culturali, manifestazione che, promossa dal Ministero, si pone come obiettivo la promozione del patrimonio culturale.

Nell'ambito di questa iniziativa il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile per la Tutela dei Beni Culturali collaborerà con l'Istituto Foscarini per l'apertura straordinaria del Museo di Fisica Antonio Maria Traversi.

La collaborazione con il Gruppo Tutela Beni Culturali si svolge nell'ottica di sensibilizzare la cittadinanza sui temi della protezione civile e dei principali rischi a cui sono sottoposti i beni culturali a Venezia.


Il Museo Traversi

Il museo (clicca qui per maggiori dettagli) espone una selezione di circa 225 antichi strumenti di fisica che datano dal XVII fino ai primi decenni del XX secolo, alcuni dei quali pezzi unici.

Le visite, guidate dagli studenti del Liceo appositamente formati, si svolgeranno nella giornate di sabato 18 aprile con inizio alle ore 10.00 - 11.00 - 12.00 e mercoledì 22 aprile con inizio alle ore 14.00 - 15.00 - 16.00. Si può prenotare la visita scrivendo all'indirizzo mail del Museo (museo.atraversi@liceofoscarini.it) o, in alternativa, presentandosi presso l'Istituto Foscarini, Cannaregio 4942, dieci minuti prima dell'inizio di ciascuna visita, fino a esaurimento dei posti disponibili (massimo 15 partecipanti a turno).

News dal Rugby Oderzo

Visita il sito del Rugby Oderzo

giovedì 16 aprile 2009

Mostra Impressionismo Emma Ciardi al Museo Nazionale di Villa Pisani dal 22 febbraio al 23 maggio 2009


Il Museo Nazionale di Villa Pisani ospita, dal 22 febbraio al 23 maggio 2009, la mostra antologica dedicata a Emma Ciardi, pittrice impressionista della Venezia del tardo Ottocento e inizio Novecento. La mostra, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, ha il patrocinio e il contributo della Regione Veneto ed è stata organizzata da Munus con la cura di Myriam Zerbi.
La splendida villa, fatta costruire nel Settecento dal 114simo doge della Serenissima Almorò Pisani a Stra, sulle rive del Brenta, è la cornice ideale per far rivivere l’ arte di Emma Ciardi e la sua pittura che - come dicevano i suoi contemporanei - sa “affascinare e sedurre”.

EMMA CIARDI E IL SETTECENTO
Emma Ciardi, come molti pittori del suo tempo, usava la fotografia come strumento di lavoro per fissare luci e tagli prospettici edha fatto veloci schizzi dal vero nel magnifico parco di Villa Pisani, vincitore del premio “Parco più bello d’ Italia 2008“. Cent’anni dopo la pittrice torna a raccontare con le sue tele il Settecento, con ville e giardini popolati di damine e cavalieri, in un colorito svolazzare di sete cangianti che, nelle differenti gradazioni di verde, danno vita, in ogni dipinto, ad una festa per gli occhi. In un turbinio di idoli cristallini dalle lunghe vesti a coda e dai neri tricorni, Emma miscela sulla tavolozza brani di realtà e tocchi di artificio e rinnova di un’epoca trascorsa ciò che le appare come metafora di leggerezza e serenità.
La sua creatività, libera da steccati ideologici, prosegue sulla traccia del vedutismo veneziano, nutrendosi delle esperienze macchiaiole, impressioniste e post impressioniste, rielaborate in modo personale, e trova ben presto una sua via espressiva originale che la distingue anche dal lirismo vedutistico del padre e dal naturalismo bucolico del fratello.

COSA OFFRE LA MOSTRA
La mostra offre un quadro esauriente dell’ intenso itinerario creativo della Ciardi attraverso una preziosa selezione di oltre sessanta opere, alcune delle quali assoluti inediti, mai uscite prima d’ ora dalle collezioni e concesse per la prima volta in esposizione. In una vivace sarabanda narrativa lo spettatore viene condotto a conoscere una personalità artistica la cui tavolozza unisce la vaporosa leggerezza e luminosità di tocco di Guardi alla corposità d’impasti e alla frammentarietà di pennellata che rende così caratteristica e riconoscibile la sua arte.

La rassegna di Villa Pisani ripercorre tutti i filoni privilegiati dalla pittura di Emma, dalle vedute di parchi con ambientazioni settecentesche, alle sue Venezie, ai ritratti dei luoghi incontrati durante i suoi viaggi che la portano ad esporre sulle ribalte nazionali (Torino, Firenze Roma, Napoli, Biennale di Venezia) e internazionali (Monaco di Baviera, Parigi, Barcellona, Bruxelles, Pittsburgh, Atene, San Francisco), e a tenere con successo personali a Londra (1910, 1913, 1928, 1933), Parigi (1914), New York e Chicago (1924).

IL CATALOGO DELLA MOSTRA
La mostra è stata inaugurata in occasione dell’ uscita del catalogo / volume monografico di Emma Ciardi. Vita e opere a cura di Myriam Zerbi, edito da Umberto Allemandi & C.
Esso raccoglie una ricognizione storico artistica sulla pittrice e un approfondimento degli studi sul personaggio e sull’ ambiente in cui ha vissuto e operato.

SCHEDA INFORMATIVA MOSTRA

Titolo: EMMA CIARDI 1879 - 1933 - Impressionismo veneziano
Sede: Museo Nazionale di Villa Pisani - Via Doge Pisani 7 30039 Stra (Venezia)
Periodo mostra: 22 febbraio - 23 maggio 2009
Direttore di Villa Pisani: Arch. Giuseppe Rallo
Curatore: Myriam Zerbi
Consulente scientifico: Costantino D’Orazio
Organizzazione: Munus S.p.A. - Via Alessandro Fleming 55 - 00191 Roma
Enti promotori: Museo Nazionale Villa Pisani e Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso
Patrocino Regione Veneto
Catalogo: Umberto Allemandi & C.
Allestimento: F.lli Cocca

PREZZI E ORARI MOSTRA
Orario: Dal 22 febbraio al 31 marzo dalle 9.00 alle 16.00
Dal 1 aprile al 23 maggio dalle 9.00 alle 19.00
Chiuso il lunedì
Ingresso: Intero € 10,00
Ridotto € 7,50 (cittadini UE tra i 18 e i 25 anni)
Residenti Riviera del Brenta € 4,50
Gratuito per cittadini UE fino ai 18 anni e oltre i 65
(Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, Camponogara, Dolo, Fiesso d’Artico,
Fossò, Mira, Stra, Vigonovo)

Per Informazioni: tel 049-502270
Prenotazioni: tel 041-2719019
Visite e didattica:
Ufficio Servizi Educativi e Valorizzazione tel 049-9800590
Sito Internet: www.villapisani.beniculturali.it

Come arrivare:
Villa Pisani è a 10 minuti da Padova e 20 minuti da Venezia
Da Padova: Statale n° 11 direzione Venezia (subito dopo il centro di Stra)
Da Venezia: Statale n° 11 direzione Padova
(subito dopo il centro di Fiesso d’Artico)
Dall’ Autostrada A4: uscita Padova Est, direzione Ponte di Brenta.
Uscita Dolo, direzione Padova

Parcheggio: Adiacente alla Villa