mercoledì 29 aprile 2009

Venezia: Terre di poesia. Fotografie 1950 - 2007


Un'opera lunga quasi sessant'anni, è quella che ha condotto Elio Ciol a essere un protagonista discreto del panorama della fotografia italiana. Un periodo contrassegnato da due costanti: la coerenza all'interno della propria opera, fatta di una ricerca all'interno del bianco e nero nella quale ogni dettaglio ha assunto importanza di rilievo arrivando a realizzare un'estetica personale e compiuta; e nello stesso tempo una capacità di rinnovare continuamente soggetti, argomenti, modi di trattare la luce, dalle suggestioni del neorealismo dei primi anni alle visioni più recenti al limite dell'astrazione.
Nato e cresciuto a Casarsa della Delizia, la cittadina friulana nella quale in quegli anni Pier Paolo Pasolini stava formando la propria sensibilità e stabilendo il rapporto unico con la lingua di quella terra, Ciol ha abbracciato la fotografia alla fine degli anni Quaranta, rivolgendo molto presto lo sguardo verso i luoghi e la gente della sua terra. Ha affinato la propria sensibilità frequentando negli anni Cinquanta il circolo veneziano La Gondola, punto d'incontro delle esperienze di punta del periodo, collaborando con David Maria Turoldo al film Gli Ultimi, di cui è stato fotografo di scena e collaboratore nel reperimento delle locations, e partecipando assieme a Luigi Crocenzi alla nascita della Fondazione Altimani, un ente destinato allo studio dei linguaggi iconografici.
È del 1969 il primo libro fotografico di Elio Ciol dedicato ad Assisi, pubblicato in cinque edizioni diverse e rapidamente esaurito. Stesso successo per il secondo volume, Italia Black and White, del 1985 con testi di Giovanni Chiaromonte e Alistair Crawford. In quegli anni Ciol ha lavorato professionalmente per l'editoria a campagne di documentazione di opere d'arte e monumenti che hanno prodotto un'impressionante mole di pubblicazioni.
Nello stesso periodo Elio Ciol si è tuttavia imposto soprattutto come uno dei pochi fotografi italiani specializzati nella fotografia fine art, un'eccezione in anni nei quali le forze motrici della ricerca italiana sembravano confinate alle fotografia di reportage e a quella di moda. L'immagine pareva destinata per elezione alla pubblicazione su libri e giornali, non all'apparizione nelle gallerie d'arte o nelle mostre, come è divenuto abituale in anni più vicini a noi. La somma di visione, cura per l'oggetto-fotografia e i dettagli che lo circondano, stampa di dimensioni via via più grandi, capacità di emozionare nel rapporto diretto con chi guarda la stampa, rappresentano nel caso di Ciol un'esperienza pressoché unica nella visione italiana.
Questo lungo percorso è riassunto nella mostra Terre di poesia che il Centro Culturale Candiani dedica a Elio Ciol dal 18 aprile al 14 giugno. Attraverso 121 immagini in bianco e nero viene raccontato l'intero percorso artistico del maestro, dalla prima stagione di carattere neorealista con il racconto della vita dei campi in Friuli e sulle montagne friulane e venete alle immagini di scena del film Gli Ultimi, una straordinaria testimonianza di lavorazione, alle riprese delle città italiane in un periodo di grande trasformazione. La parte centrale della mostra è ovviamente dedicata al paesaggio nella visione serena ed elegiaca di cui Ciol ha saputo rendersi protagonista; le esperienze più recenti, come l'elaborazione di trittici capaci di accostare esperienze visive diverse, e la ricerca sulle ombre e sulla luce in soggetti naturali o nelle architetture, concludono l'itinerario attraverso la lunga serie di esperienze del fotografo friulano.

Fabio Amodeo

dal 18 aprile al 14 giugno

Centro Culturale Candiani


orario: da lunedì a venerdì 15.00 - 19.00
sabato e festivi 10.00 - 13.00 e 15.00 - 19.00

sala espositiva secondo piano
ingresso libero

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