mercoledì 13 maggio 2009

Giuristi: i rimpatri forzati violano il diritto

Giuristi: i rimpatri forzati violano il diritto

I rimpatri forzati in Libia sono una sicura violazione del diritto nazionale e internazionale, anche perché in ogni caso si devono aprire le procedure di asilo per chi lo chiede direttamente, mentre per tutti gli altri immigrati va eseguita una procedura individuale, con tanto di interprete e con una serie di elementi di garanzia che non si possono fare a bordo di una nave. Perchè per l'allontanamento ci vuole un provvedimento individuale di un giudice di pace.

È il parere di Gianfranco Schiavone, componente del direttivo nazionale dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione che sgombra il campo anche su un altro tema legato ai rimpatri in Libia: anche in acque internazionali si esercitano i diritti nazionali e internazionali, non ci sono deroghe, anche perché una volta a bordo di una nave italiana è come se si fosse accolta una persona in difficoltà in Italia. «Quando le navi recuperano dei naufraghi entriamo automaticamente nella giurisdizione italiana, e nelle norme c'è l'obbligo di salvataggio e di trasporto in porto sicuro». Porto sicuro che non è certo solo il porto più vicino -si spiega- ma che nel complesso dia protezione ai diritti delle persone. Nella vicenda Libia per porto sicuro si intende quello di una nazione dell'Unione Europea, e nel caso specifico dell'Italia.

«Il governo dice che si tratta di respingimenti, ma non è vero. Sono piuttosto espulsioni perché gli immigrati sono entrati in Italia: per questo si sarebbe dovuto provvedere all'identificazione per vedere le singole posizioni individuali: asilo, inespellibilità per minori non accompagnati, donne in stato di gravidanza. In realtà, si deve parlare di una misura completamente arbitraria presa al di fuori del sistema normativo».

12 maggio 2009

www.unita.it

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