martedì 15 settembre 2009

ARMENIA 2009


Il suono struggente del duduk registrato nel Tempio di Garni.

Il duduk, suono dell'anima del mondo

24.04.2008 Da Yerevan, scrive Kristine Gasparyan

Dmitri Ivanov - Ragazzo che suona il duduk

Il Duduk è un tradizionale strumento musicale armeno. Il suo suono racconta del pianto di antiche genti e della gioia di bambini, di scontri nelle battaglie e di danze nuziali
“Sonorità propria della voce umana”, “evocativo”, “espressività estrema dalla dolcezza alla sofferenza”, “non un gioco, piuttosto una preghiera”, “il solo strumento capace di commuovere”, “caldo strumento della musica world”. Tutte queste qualità sono state attribuite al duduk da prominenti musicisti di tutto il mondo.

Ogni cultura passata o presente, ogni gruppo nazionale o tribale ha una propria musica tradizionale, influenzata da molteplici fattori: socio-economici, ambientali e altri. La musica tradizionale armena mescola musica popolare e musica sacra cristiana. Essa viene ben rappresentata da uno strumento tradizionale, il duduk, che è abbastanza conosciuto in Occidente grazie alle colonne sonore di molti film. Le avvolgenti musiche del duduk si possono ascoltare nella colonna sonora di molte pellicole holliwoodiane come “Il Gladiatore”, “Alexander”, “Syriana” e altre. Uno dei motivi per cui il duduk viene scelto così spesso per i film di ambientazione storica è l’intenzione dei compositori di ricreare antiche atmosfere, che questo strumento ben riesce a evocare.

Il suono profondo di questo strumento accompagna quasi tutte le celebrazioni armene, siano gioiose o tristi. È comune ritenere che il duduk rifletta tutte le intonazioni dei dialetti tradizionali armeni. Ciò richiede tecniche speciali che i maestri armeni hanno sviluppato per garantire che il suo suono sia molto simile alla voce umana.

Ci sono molti altri strumenti musicali tradizionali in Armenia, ma solamente il duduk ha vere origini armene, perché tutti gli altri hanno legami con il mondo arabo e coi paesi della via della seta. Il nome duduk viene dal russo dudka (uno strumento diverso). Il nome armeno di questo strumento è tsiranapogh, che significa pipa d’albicocca. In Armenia viene infatti costruito usando solamente legno d’albicocco, che in latino si chiama Prunus Armeniaca- pruno armeno. Secondo le diverse fonti le origini del duduk risalgono a 1500-3000 anni fa e si trova spesso raffigurato in antichi manoscritti. Inoltre è abbastanza diffuso anche in altri paesi, come in Turchia, Georgia, Azerbajgian, Bulgaria, Serbia...dove viene chiamato con nomi diversi – duduki, mey, balaban – e dove può venire indifferentemente costruito anche con tipi di legno diversi.


Per saperne di più:
duduk.com
UNESCO Il duduk capolavoro del patrimonio orale e intangibile dell’umanità
Djivan Gasparyan
Gevorg Dabaghyan
Il duduk è uno strumento ad ancia doppia, con otto fori per la melodia, ed uno per il pollice sulla parte inferiore. Esistono tre dimensioni di duduk, che variano da 28 a 40cm. La sua estensione copre solamente un’ottava, ciononostante produce un’ampia gamma di melodie con un timbro caldo e leggermente nasale. Normalmente si suona in duo. Il primo duduk intona la melodia principale accompagnato dal secondo, detto damkhash, che suona costantemente la melodia dam, che fa da armonia. All’inizio il duduk veniva usato per suonare ballate popolari ma ora il repertorio si estende dalla upbeat dance music fino a partiture con l’orchestra sinfonica. Il compositore armeno Avet Terteryan è stato il primo a usare il duduk nella musica moderna. Nel 1980 ha scritto un pezzo per duduk e zurna (altro strumento tradizionale armeno) nella sua terza sinfonia.

Morbido, tremolante, il suono del duduk emerge nella colonna sonora di molti film di Hollywood. Molti rinomati musicisti compongono musiche per questo strumento che, oltrepassando tutte le barriere culturali, è oggi conosciuto in tutto il mondo. È entrato in contatto con la musica pop occidentale grazie a Djivan Gasparyan, esecutore armeno di grande talento. Gasparyan, spesso definito “il custode dell’eredità musicale della sua nazione” ha esordito collaborando con Peter Gabriel alla scrittura della colonna sonora del film di Martin Scorsese “L’ultima tentazione di Cristo”. Nel 1998 ha poi lavorato assieme al virtuoso della chitarra Michael Brook per l’album “Black Rock” e successivamente con Hans Zimmer per “Il gladiatore”, che vinse 5 Oscar nel 2001. Il suo primo album solista “I Will Not Be Sad in This World”, è apparso con l’etichetta Opal nel 1998.

Come spesso accade a chi ha speciale talento, Djivan Gasparyan iniziò a suonare il duduk da autodidatta alla tenera età di 6 anni, seguendo famosi musicisti di duduk senza avere alcuna educazione musicale. Esordì sulla scena musicale nel 1947 suonando al Teatro Bolshoi di Mosca con il Tatool Altounian Song and Dance Ensamble. “Nel 1947 ho suonato a Mosca. C’era anche Stalin. Alla fine del concerto mi ha regalato un orologio “Pobeda”. Quel giorno è stato un momento decisivo per il mio futuro. Tutti ne parlavano”, ricorda Djivan Gasparyan. Durante una delle sue interviste il maestro Djivan (così veniva chiamato in Armenia) ha raccontato un episodio capitato ad un suo concerto a Fresno, negli Stati Uniti. Nella sala, come previsto, c’erano molti armeni. Alla fine della sua esibizione un anziano signore gli chiese di suonare un’antica canzone armena. Mentre eseguiva il pezzo, l'uomo passò a miglior vita. Il giorno seguente i giornali lo appellarono “il musicista assassino”. Tuttavia, si può dire che quella fu una morte felice.

Nel film di Mel Gibson “The Passion” (2004), il duduk viene suonato da Pedro Eustache, un musicista di origine venezuelana che racconta così la prima volta che gli capitò di ascoltare il duduk: “Il suono del duduk sembrava l’incontro di un violoncello con una voce, con un clarinetto, con molta sofferenza, un’incredibile espressività che ha decisamente fatto tremare il mio mondo”. Eustache ha anche definito il duduk uno strumento camaleontico per il fatto che viene suonato in chiesa, anche in quelle ispaniche, così come nelle arene più grandi nel mondo, a Dubai, in India, in Giappone, e si incontra perfino nel pop iraniano.

Nel 2001, all'interno del Silk Road Project Inc. diretto dal noto violoncellista Yo-Yo-Ma, il mondo sonoro dell’Armenia è stato rappresentato dal duduk di Gevorg Dabaghyan, altro famoso musicista armeno. Dabaghyan ha inciso molti CD, tra cui quello con la colonna sonora del film di Atom Egoyan “Ararat” dedicato al genocidio degli armeni del 1915. Una volta egli ha detto che per diventare bravi suonatori di duduk bisogna essere armeni. “Il duduk è uno strumento per uomini. Ma ci possono essere eccezioni, rare, ma possibili”.

Nel 2005 l’Unesco ha proclamato la musica per duduk un “capolavoro del patrimonio orale e intangibile dell’umanità”.

Solo ascoltandolo almeno volta, è possibile sentire e comprendere pienamente il duduk. Con ogni probabilità dopo si avrà la sensazione che il suono del duduk racconti di montagne che cantano o alberi che parlano, del pianto di antiche genti e della gioia di bambini, di scontri nelle battaglie o di danze nuziali.

TORCELLO. ALLE ORIGINI DI VENEZIA, TRA OCCIDENTE E ORIENTE


La grande mostra- Museo Diocesano, Chiostro di Sant'Apollonia- 29 agosto 2009/10 gennaio 2010

La luce di Bisanzio, il colore di Torcello, l’oro di Venezia. Tre note singolari che danno vita ad una mostra eccezionale, celebrativa dei mille anni di storia di uno dei monumenti più straordinari della laguna veneziana: la basilica di Santa Maria Assunta di Torcello, eretta nelle sue forme attuali nel lontano 1008, meta di un continuo pellegrinaggio artistico e culturale.
Notissima nei suoi elementi architettonici e decorativi che ne nobilitano l’interno e che ne fanno una delle massime testimonianze dell’arte veneto-bizantina, la ex cattedrale medievale e i mosaici che la rivestono sono il motore dell’esposizione promossa dal Comitato Nazionale per il “Millennio”, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.






giovedì 3 settembre 2009

Mostra del Cinema. 3 settembre: The Road

The road

La scheda del film
NAZIONE: Usa
ANNO: 2009
GENERE: Drammatico
DURATA: 112'
REGIA: John Hillcoat
CAST: Charlize Theron, Viggo Mortensen,
Guy Pearce, Robert Duvall


LA TRAMA:
The Road (La strada) è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo premio Pulitzer di Cormac McCarthy (autore di No Country for Old Man - Non è un paese per vecchi). Quest’epopea postapocalittica narra la vita di due sopravvissuti, un padre e il suo giovane figlio che attraversano un’America desolata distrutta da un misterioso cataclisma.
The Road è un’audace rappresentazione di un futuro in cui gli uomini sono costretti a dare il peggio e il meglio di sé – un futuro in cui un padre e il suo bambino trovano sostegno nell’amore.

Dal 3 al 13 settembre i film della Mostra del Cinema a Venezia e a Mestre con Esterno Notte. Inaugura giovedì 3 settembre a San Polo Videocracy.




In concomitanza con la kermesse lidense, torna anche quest'anno con un centinaio di proiezioni, dal 3 al 13 settembre, Esterno Notte, il consueto ricco carnet della Mostra del Cinema in decentramento a Venezia e Mestre, messo a punto dalla Biennale e dal Circuito Cinema Comunale.

La rassegna farà il suo esordio a Venezia giovedì 3 settembre, alle 21, all'Arena di San Polo con il film di Erik Gandini Videocracy, evento speciale congiunto della Settimana della Critica e delle Giornate degli Autori, mentre contatti sono ancora in corso con la distribuzione per assicurare al pubblico veneziano la presentazione nella stessa giornata del 3 settembre, al Giorgione, dell'atteso Baarìa di Giuseppe Tornatore (con 1 proiezione in programma alle 21.30), stante la non disponibilità per proiezioni all'aperto. Sempre a San Polo, nelle serate successive, alcuni dei titoli più attesi della 66. Mostra, tutti in concorso: l'americano The Road di John Hillcoat, con Charlize Theron e Viggo Mortensen (venerdì 4), Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans di Werner Herzog, con Nicolas Cage e Eva Mendes (sabato 5), Persécution di Patrice Chéreau, con Romain Duris e Charlotte Gainsbourg (domenica 6), White Material di Claire Denis, con Isabelle Huppert (lunedì 7), 36 vues du Pic Saint Loup di Jacques Rivette, con Jane Birkin e Sergio Castellitto (martedì 8), Lo spazio bianco di Francesca Comencini, con Margherita Buy (mercoledì 9), Il grande sogno di Michele Placido, con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca e Luca Argentero (giovedì 10), Soul Kitchen del turco-tedesco Fatih Akin (venerdì 11), A Single Man di Tom Ford, con Colin Forth e Julianne Moore (sabato 12), per finire con il tradizionale Leone d'oro (o altro film premiato) la sera di domenica 13 settembre.

Esterno Notte sarà in contemporanea anche nella sala grande del Giorgione Movie d'essai di Venezia e nelle due sale mestrine del Cityplex Palazzo, presentando complessivamente una quarantina di titoli del festival, con ampio spaccato dei film in concorso e delle altre sezioni della Mostra: Cinema del Presente, Mezzanotte, Orizzonti e Controcampo Italiano. Fra le varie proposte, una particolare segnalazione per due film "veneziani": il docufilm di Serena Nono Via della Croce, prodotto dalla Fondazione di Partecipazione Casa dell'Ospitalità (venerdì 4 settembre al Giorgione, sabato 5 settembre al Palazzo, in entrambe le sale con inizio alle 17) e il film a soggetto di Valerio Mieli Dieci inverni, girato in buona parte a Venezia, prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia e patrocinato dalla Venice Film Commission (domenica 6 settembre al Giorgione, con due proiezioni: alle 16.30 e alle 19; lunedì 7 settembre al Palazzo, ore 19).

I biglietti di ingresso per ciascuna proiezione sono fissati in 8 euro (intero) e 7 euro (ridotto). Particolarmente conveniente la formula dell'abbonamento per 6 film a scelta, in vendita a 36 euro, con validità per Venezia (San Polo, Giorgione) o Mestre (Palazzo).
La prevendita degli abbonamentiavrò luogo presso:
- la biglietteria dell'Arena di Campo San Polo martedì 1, mercoledì 2 e giovedì 3 settembre dalle 18 alle 21;
- la biglietteria del Giorgione Movie d'essai, da lunedì 31 agosto negli orari di apertura delle sale;
- la biglietteria del Cityplex Palazzo mercoledì 2 e giovedì 3 settembre, dalle 17 fino all'inizio dell'ultimo spettacolo;
Successivamente, la vendita degli abbonamenti proseguirà negli orari di funzionamento delle biglietterie, fino ad esaurimento.

martedì 1 settembre 2009

Venezia: 02 settembre – Baarìa di Giuseppe Tornatore


Il primo film in concorso, che apre ufficialemente la Mostra del Cinema di Venezia è Baarìa, di Giuseppe Tornatore.

Baarìa non è altro che l’antico nome di Bagheria, la città natale proprio di Tornatore, che ha voluto raccontare una storia corale che va dagli anni Venti ai Sessanta dello scorso secolo. Secondo lo stesso regista, il film è “una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie”.

Il cast è ricchissimo (come anche il budget per essere un film italiano): oltre ai protagonisti Francesco Scianna e Margareth Madè, ci sono piccole parti per tantissimi nomi del cinema italiano, da Monica Bellucci a Raul Bova, da Luigi Lo Cascio a Michele Placido.