domenica 29 agosto 2010

Stanley Kubrick Fotografo 1945 - 1950



Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
28 AGOSTO 2010 - 14 NOVEMBRE 2010



“Ho sempre pensato che un’ambiguità credibile, davvero realistica, costituisca la migliore forma di espressione".

L' amore per il paradosso, per l’ossimoro, per l'ambiguità è una delle cifre dell'opera di uno dei maggiori registi del '900: Stanley Kubrick.
Mentre molti sono gli appassionati dei suoi film, pochi sapevano, fino a oggi, che, negli anni dell'immediato dopoguerra Kubrick è stato anche un grandissimo fotografo.
Dal 1945 al 50 egli lavorò infatti per la rivista Look, una pubblicazione ad ampia diffusione pubblicata a New York che si proponeva, negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, di documentare la vita sociale nell’America del dopoguerra.
A Rainer Crone, curatore di questa mostra e grande studioso di arte contemporanea, si deve la scoperta e lo studio di un complesso di ben 12.000 immagini tratte da questa rivista, che nessuno mai aveva avuto modo di analizzare dal punto di vista critico o storico.
Oggi abbiamo la fortuna di poter presentare all'Istituto Veneto di Venezia non una semplice raccolta delle fotografie di un artista ,per quanto importante, ma una serie di ‘storie’ narrate per immagini, che costituiscono un corpus storicamente unico, attraverso cui ci è possibile leggere, in una forma ben identificabile, lo stile e le capacità da ‘story teller‘ del grande regista.

In particolare, questa raccolta di negativi ci permette di decodificare in modo persuasivo alcuni dei riferimenti culturali che saranno caratteristici anche del Kubrick regista:
Innanzitutto il tema dell’ ‘estraneazione’ dell’artista rispetto alla propria opera d’arte.
Kubrick viveva in una New York in cui Brecht riscuoteva grandi successi con la sua ‘Opera da tre soldi’. E lo stesso regista, ebreo di origine, non poteva non riconoscersi in quell’aspetto della cultura tedesca che, che va dall’Espressionismo in poi.
e ancora, la certezza che una raffigurazione ‘stilizzata’ della realtà possa essere molto più efficace di una ‘naturale’ documentazione. Già Proust aveva attirato l’attenzione sulla peculiarità di un approccio fotografico alla realtà che si risolve in una sorta di ‘alienazione’ da essa. Alla luce dell’opera successiva di Brecht, tale ‘alienazione’ finisce però per trasformarsi, nell’opera di Kubrick, nella sperimentazione delle proprie emozioni ed esperienze di fronte al frammento di realtà inquadrato dalla macchina fotografica.
e infine, l’interesse fortissimo già nel giovane Kubrick, nel rappresentare tutto ciò che non è ancora certo e ben definito, il fascino che su di lui esercita tutto ciò che non è più e non è ancora. Caratteristica specifica, peraltro, di una cultura americana che si sta affermando nella propria originalità e nel proprio tentativo di distaccarsi da quella europea.

Una serie di racconti per immagini dunque che vengono presentate al pubblico italiano, con la certezza che, al di là dell’interesse storico-artistico della scoperta, esse consentano ai tanti appassionati dell’opera di Stanley Kubrick di ritrovare in esse, in luce, tutta la capacità narrativa, il senso dell’humor e la forza visionaria del grande regista.
Per la prima volta al mondo, una mostra indaga un aspetto finora poco conosciuto della carriera di Stanley Kubrick. Dal 28 agosto al 14 novembre 2010, all'Istituto Veneto di Venezia saranno esposte oltre 200 fotografie, molte delle quali inedite e stampate dai negativi originali, realizzate da Stanley Kubrick dal 1945 al 1950 quando, a soli 17 anni, venne assunto dalla rivista americana Look.
L’esposizione, curata da da Rainer Crone è stata prodotto da Giunti Arte mostre musei.
La mostra è stata prodotta in collaborazione con il Museum of the City of New York e la Library of Congress di Washington, che custodiscono un patrimonio ancora sconosciuto di oltre 20.000 negativi di Stanley Kubrick che già giovanissimo, a soli 17 anni, era già un grande fotografo in grado di documentare la vita quotidiana dell’America dell’immediato dopoguerra, attraverso le storie di celebri personaggi come Rocky Graziano o Montgomery Clift, inquadrature fulminanti e ironiche nella New York che si apprestava a diventare la nuova capitale mondiale, o ancora la vita quotidiana dei musicisti dixieland.
L’iniziativa rivelerà il modo di fare fotografia di Stanley Kubrick , passione che ereditò ancora minorenne dal padre (l’altra sono gli scacchi). La prima fotografia viene pubblicata il 26 giugno 1945 e ritrae un edicolante affranto per la morte di Roosevelt, un’immagine che affascinerà cosi tanto gli editors del magazine Look da offrire al giovane Kubrick, la possibilità di entrare nello staff della storica rivista come fotoreporter.
Il metodo Look, caratterizzato da una narrazione a episodi, non incontrava il gradimento dei più importanti fotogiornalisti dell’epoca. I responsabili della rivista volevano che il soggetto fosse seguito costantemente, che venisse fotografato in tutto ciò che faceva. Questo stile invadente esercitava un grande fascino su Kubrick al quale piaceva creare delle storie partendo proprio dalle foto. Per ottenere dai personaggi delle pose che fossero più naturali possibili, Kubrick metteva in atto una serie di stratagemmi per passare inosservato. Uno di questi consisteva nel nascondere il cavo della macchina fotografica sotto la manica della giacca e nell’azionare l’otturatore con un interruttore nascosto nel palmo della mano. Gran parte del senso estetico che ritroviamo nei suoi film veniva già espresso dal suo lavoro di questi anni.
Anche ricorrendo a tecniche e punti di vista particolari e mantenendo sempre un certo distacco riesce a far trapelare l’aspetto psicologico dei soggetti ritratti, permettendo così all’osservatore delle foto di costruire una personale interpretazione del carattere delle persone riprese
“Nascono così le prime fotografie di Stanley Kubrick, realizzate nell’America dell’immediato dopoguerra, che sorprendono poiché non si limitano alla rappresentazione di un’epoca, come ci si potrebbe aspettare da un fotoreporter. Le sue istantanee infatti - sottolinea il curatore -, che stupiscono per la loro sorprendente maturità, non possono essere considerate come archivi visivi della gioia di vivere, catturata dallo spirito attento e pieno di humor di un giovane uomo, ma costituiscono un consapevole invito a confrontarsi con le risorse del mezzo fotografico, con le sue possibilità di rappresentazione e con la propria percezione della realtà: una costante dell’opera artistica di Kubrick che comincia con le fotografie e continua nei film”.
Un passaggio fondamentale, dunque, se si pensa che l’ambiguità dell’immagine e del cinema stesso sono al centro della riflessione che anima il cinema d’autore del secondo dopoguerra, per questo detto moderno e di cui Kubrick è stato uno degli indiscutibili maestri.

Il percorso espositivo, organizzato in otto sezioni, si svolgerà attraverso alcune delle storie che l’occhio dell’obiettivo di Kubrick ha immortalato, come Portogallo che racconterà il viaggio in terra lusitana di due americani nell’immediato dopoguerra, o ancora Crimini, che testimonierà l’arresto di due malviventi seguendo i movimenti dei poliziotti, le loro strategie, le loro furbizie, fino all’avvenuta cattura.

Betsy Furstenberg, protagonista della sezione a lei dedicata e che la rappresenta come il simbolo della vivace vita newyorkese di quegli anni, farà da contraltare alle vicende dei piccoli shoe shine, i lustrascarpe che si trovavano agli angoli delle strade di New York.

Inoltre, s’incontreranno le sezioni dedicate alla vita che si svolgeva all’interno della Columbia University, un luogo d’élite dove l’America formava la classe dirigente del futuro, e all’interno del Campus Mooseheart nell’Illinois, una residenza universitaria, costruita da benefattori, per educare figli orfani di guerra che sarebbero andati a ingrossare le fila della middle class americana, o ancora quelle che ritraggono l’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans o il variegato mondo degli artisti del circo.




Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Campo Santo Stefano 2842 - Ponte dell’Accademia
28 agosto 2010 - 14 novembre 2010

Orari
tutti i giorni dalle h 10.00 - 19.00
(la biglietteria chiude alle 18.30)

Biglietti individuali
Intero € 9,00; ridotto € 7,50: under 18, over 65, gruppi (minimo 15 - massimo 25 persone), studenti, titolari di coupon e convenzioni; ridotto scuole € 4,00

Prenotazioni
€ 1,20 individuale

Visite guidate per gruppi di massimo 25 persone (su prenotazione)
€ 100 visita guidata in italiano; € 120 € visita guidata in lingua
€ 70 scolaresche


Per info, prenotazioni e per scoprire ogni dettaglio della mostra
199.199.111

Ingresso ridotto per tutti i possessori di
Card Giunti al Punto
Carta Touring

Come arrivare:
A piedi: circa 30 minuti da Piazzale Roma / Ferrovia circa 15 minuti
da Piazza San Marco direzione Campo Santo Stefano / Accademia

In vaporetto: da Piazzale Roma / Ferrovia:
linea 1 direzione San Marco, fermata Sant’Angelo o Accademia.
linea 2 direzione San Marco, fermata S. Samuele o Accademia.

In vaporetto: da San Zaccaria / San Marco:
linea 1 direzione Piazzale Roma / Ferrovia, fermata Santa Maria del Giglio
o Accademia.
Linea 2 direzione Piazzale Roma / Ferrovia, fermata Accademia o S. Samuele

Visite riservate ed eventi in mostra
Per associazioni, gruppi e aziende è possibile prenotare visite riservate alla mostra e attività di Corporate Hospitality nelle sale di Palazzo Franchetti.
Per informazioni: M +39 345 4690071


REGATA STORICA 2010 Storia e competizione si intrecciano lungo il Canal Grande


Domenica 5 Settembre 2010



Facebook Regata Storica official page

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La Regata Storica è l'appuntamento principale del calendario annuo di gare di Voga alla Veneta, disciplina unica al mondo praticata da millenni nella laguna di Venezia. È oggi resa ancora più spettacolare dal celebre corteo storico che precede le gare: una sfilata di decine e decine di imbarcazioni tipiche cinquecentesche, multicolori e con gondolieri in costume, che trasportano il doge, la dogaressa e tutte le più alte cariche della Magistratura veneziana, in una fedele ricostruzione del passato glorioso di una delle Repubbliche Marinare più potenti e influenti del Mediterraneo. La regata ha origine antichissime, originando probabilmente alla metà del XIII secolo dalla necessità di mantenere addestrati al remo gli equipaggi delle innumerevoli imbarcazioni della Serenissima.
Oggi le quattro competizioni sono suddivise per categorie di età e per tipologia di imbarcazione: la più famosa ed entusiasmante è la regata dei campionissimi su gondolini, che sfrecciano in Canal Grande fino al traguardo posto di fronte alla celebre "machina", scenografico palco galleggiante posto davanti al palazzo di Ca' Foscari.


PROGRAMMA

GIOVEDì 2 SETTEMBRE
Ore 18.00, Campo della Salute
Benedizione dei gondolini


DOMENICA 5 SETTEMBRE

Ore 16.00
Corteo Storico: sfilata di imbarcazioni con figuranti in costume lungo il Canal Grande.
Corteo Sportivo e Sfilata di gondole
Percorso: dal Bacino di San Marco lungo il Canal Grande

Ore 16.50

Regata dei giovanissimi su pupparini a due remi
Percorso: Giardini di Castello, Bacino San Marco, Canal Grande, Rialto (giro del paleto all'altezza della Banca d'Italia), ritorno e arrivo a Ca' Foscari

Ore 17.10
Regata delle donne su mascarete a due remi
Percorso: Giardini di Castello, Bacino San Marco, Canal Grande, Rialto (giro del paleto tra Riva de Biasio e San Marcuola), ritorno lungo il Canal Grande e arrivo a Ca' Foscari

Ore 17.40

Regata delle caorline a sei remi
Percorso: Giardini di Castello, Bacino San Marco, Canal Grande, Rialto (giro del paleto all'altezza della stazione ferroviaria di Santa Lucia), ritorno lungo il Canal Grande e arrivo a Ca' Foscari

Ore 18.10
Regata dei gondolini a due remi
Percorso: Giardini di Castello, Bacino San Marco, Canal Grande, Rialto (giro del paleto all'altezza della stazione ferroviaria di Santa Lucia), ritorno lungo il Canal Grande e arrivo a Ca' Foscari


Il programma degli eventi è in fase di definizione e potrebbe subire delle modifiche. Segui gli aggiornamenti on line.

mercoledì 25 agosto 2010

67. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 1 > 11 settembre 2010





Annunciati i film in programma alla 67. Mostra del Cinema e il calendario delle proiezioni dall'1 all'11 settembre. Vedi anche il repertorio delle produzioni e distribuzioni.
Il film d’apertura sarà Black Swan di Darren Aronofsky, in concorso. Jingwu fengyun – Chen Zhen di Andrew Lau sarà il secondo film d’apertura, fuori concorso. Machete di Robert Rodriguez, è il film di mezzanotte, fuori Concorso, nella serata di apertura.

67. Mostra Int.le d'Arte Cinematografica

Pre-apertura con Profumo di donna il 31 agosto
La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è organizzata dalla Biennale di Venezia. L'edizione n. 67 si svolgerà al Lido di Venezia dall'1 all'11 settembre 2010.

La Mostra vuole favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di tolleranza. La Mostra include retrospettive e omaggi a personalità di rilievo, come contributo a una migliore conoscenza della storia del cinema.

Marco Müller è il Direttore della 67ma edizione ed è a capo del settore Cinema dal 2004.

I film in programma alla 67. Mostra sono suddivisi nella selezione ufficiale:
Venezia 67 - Fuori Concorso - Orizzonti - Controcampo Italiano
in una sezione retrospettiva: La situazione comica (1910-1988), e in due sezioni autonome e parallele:
Settimana Internazionale della Critica / Giornate degli Autori-Venice Days

Il calendario delle proiezioni per il pubblico si articola in 11 giornate, da mercoledì 1 a sabato 11 settembre. La pre-apertura della Mostra si svolgerà il 31 agosto alle ore 20.30 (Arena di Campo San Polo, Venezia) con la proiezione di Profumo di donna (1974) di Dino Risi (per verifica posti disponibili: Tel. 041 2726505).

Sono 4 le Giurie internazionali che assegneranno i Premi ufficiali.


67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
- Intervento del Direttore, Marco Müller
- La Mostra in numeri
- La Mostra per Paesi
- John Woo, Leone d'Oro alla Carriera
- Spazi e servizi della 67. Mostra
- Lido in Mostra
- Guida pratica
- Calendario degli Eventi
- Biglietti e abbonamenti

Dove alloggiare
Prenotazioni alberghiere >>
Residenze dell'ESU Venezia >>

martedì 10 agosto 2010

LA LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

LA LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO


Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.

Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.

L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.

L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.

L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).

Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.

Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.

Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

Odorava di dignità.

(Luca Mazzucco)