martedì 5 marzo 2013

Reality di matteo Garrone


Mercoledì 06 / 03 ore 20:00 / 22:00
Giovedì 07 / 03 con cineforum ore 21:00

Reality

un film di Matteo Garrone con Claudia Gerini, Nunzia Schiano,
Ciro Petrone, Loredana Simioli.

Nell’estrema finzione che siamo, la via crucis di un Paese che ha perso per sempre il senso della realtà. E vive come in un reality, smarrito nel luccicante luna park delle grandi illusioni. Dove le ciglia sono finte e i lustrini veri: e per un sogno balordo, scorciatoia fasulla di un paradiso artificiale, ci si mette pure in coda. E’ una favola senza lieto fine, l’amara parabola della nostra sbandata e vuota contemporaneità - che insegue la libertà là dove si è reclusi, scambia la certezza con l’attesa, rinuncia a tutto senza accorgersi di rinunciare a sè - il nuovo, provocatorio, film di Matteo Garrone, che guarda al Visconti di «Bellissima» e al primo Fellini per passare dall’altra parte dello specchio, nell’acquario catodico degli dèi dallo slogan facile, del «mi vedi quindi esisto» di un pagano paese dei balocchi che vive di apparenze, pronto a credere solo alle bugie che si racconta. L'ossessione di uno e la follia di tutti in «Reality», Gran premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes: in fuga dal successo di «Gomorra» (da cui ha voluto discostarsi per registro e potenza), Garrone però conferma l’originalità e l’efficacia della sua cifra surreale nel rileggere l’incredibile storia vera di Luciano (il detenuto-attore Aniello Arena, al suo primo film: bravissimo), pescivendolo napoletano che sogna di partecipare al Grande Fratello... Matrimoni trash, robottini da cucina, centri commerciali, muri scrostati, piccole truffe per arrotondare: nella tragicomica fotografia del degrado culturale di un’Italietta senza arte né parte dove tutti pretendono il loro sacrosanto, e inutile, quarto d’ora di celebrità, il pescivendolo di Garrone, maschera del nostro, disfatto, presente, diventa l’unico protagonista del suo personalissimo reality [...]. E’ l'intuizione forte di un film bello e profondo che inizia con una lunga ripresa aerea e poi si muove tra piani sequenza e macchina a mano, sino a sciogliersi in una risata folle e metafisica: per riflettere, nello splendido crescendo finale [...], sulla miseria di un’epoca e di una società in vetrina che, per quanti sforzi tu possa fare, «non ti vede», condannandoti all’invisibilità. E’ l'atroce paradosso della commedia umana dove il circo di Garrone (che sceglie molto bene un cast di volti e corpi quasi tutti inediti) pianta le tende: consapevole che lo spettacolo del Paese reale, per quanto squallido, «deve» comunque continuare.
Filiberto Molossi, La Gazzetta di Parma

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