mercoledì 3 dicembre 2014

Gallino: “Il Jobs Act? Una pericolosa riforma di destra”

intervista a Luciano Gallino, di Giacomo Russo Spena
Domani, mercoledì 3 dicembre, è il fatidico giorno. Il premier Renzi, l’Europa e i mercati lo auspicano da tempo, meno gli operai, i precari e gli studenti che saranno in piazza ad assediare il Senato. Finito l’iter il Jobs Act sarà legge, per il sociologo Luciano Gallino siamo “alla mercificazione del lavoro, è un provvedimento stantio e pericoloso”.

Scusi professore, lei parla di un progetto vecchio eppure il governo – che del nuovismo ha fatto un cavallo di battaglia – lo sponsorizza proprio per modernizzare il Paese. Dov’è l’imbroglio?

Nel Jobs Act non vi è alcun elemento né innovativo né rivoluzionario, tutto già visto 15-20 anni fa. E’ una creatura del passato che getta le proprie basi nella riforma del mercato anglosassone di stampo blairiano, nell’agenda sul lavoro del 2003 in Germania e, più in generale, nelle ricerche dell’Ocse della metà anni ’90. Inoltre si tratta di una legge delega, un grosso contenitore semivuoto che sarà riempito nei prossimi mesi o chissà quando. Non mi sembra un provvedimento che arginerà la piaga della precarietà né che rilancerà l’occupazione nel Paese.

Una bocciatura netta. E del premier che giudizio esprime, molti iniziano a considerare il renzismo come il compimento del berlusconismo. E’ d’accordo?

Per certi aspetti sì, il Jobs Act potrebbe tranquillamente esser stato scritto da un ministro di un passato governo Berlusconi. Non a caso Maurizio Sacconi è uno dei politici più entusiasti. Renzi continua nel solco di politiche di destra impostate sul taglio ai diritti sul lavoro, sulla compressione salariale e sulla possibilità di un maggiore controllo delle imprese sui dipendenti, vedi l’uso delle telecamere.

In un recente editoriale su Repubblica ha contrapposto alla Leopolda renziana, la piazza della Cgil. Eppure in altre occasioni passate aveva espresso dubbi sull’organizzazione di Susanna Camusso, accusandola di aver “appannato la bandiera del sindacato”. Ha cambiato idea?

Negli ultimi mesi ad esser cambiata è la Cgil. In diversi frangenti non ha contrastato i nefasti provvedimenti avanzati dai governi, come nel caso della riforma pensionistica. Ha accettato supinamente leggi micidiali e lo smantellamento del nostro welfare. Sul Jobs Act è stata incisiva mettendo in piedi una dura resistenza. E le divergenze tra Cgil e Fiom – che invece ha sempre mantenuto la barra dritta – ora sono minori, questo va salutato positivamente.

Le nostre politiche economiche vengono dettate da quell’Europa che sta imponendo soprattutto ai Paesi del Sud Europa dure misure di austerity e privatizzazioni. Che credibilità ha Renzi quando minaccia di sbattere i pugni a Bruxelles?

Dagli anni ’90 i socialisti europei e le differenti branche della socialdemocrazia hanno abdicato e sono stati contagiati dall’ideologia neoliberale abbracciando così l’idea dei mercati da anteporre alla democrazia. Alla finanza che disciplina i governi. In questo quadro, le affermazioni del premier sono vuote, alle invettive non corrispondono i fatti: il Jobs Act e la legge di Stabilità ne sono la palese prova. Persiste l’ortodossa ubbidienza ai diktat dell’Europa, Renzi non è altro che un fedele esecutore della Troika.

Non crede in repentine svolte in Europa e a strade alternative?

Siamo lontani dal contrastare le politiche imposte da Bruxelles. La sinistra italiana come espressione di massa di fatto non esiste più. Sono rimaste delle schegge, anche interessanti, ma politicamente ininfluenti soprattutto di fronte a quel che dovrebbe essere il domani di una sinistra in grado di rappresentare una valida opzione e un’opposizione solida in Parlamento. In Europa Podemos e Syriza rappresentano segnali importanti, iniziano ad avere una valenza di massa. In generale, le recenti elezioni hanno confermato quasi ovunque governi di destra o, ad essere gentili, di centrodestra. Ciò significa che la maggioranza degli elettori dell’eurozona preferisce lo status quo, purtroppo. La Germania ha rivotato in massa la cancelliera Angela Merkel e il ministro Wolfgang Schäuble malgrado le politiche restrittive e del rigore.

Per l’Italia auspica la nascita di un forte soggetto a sinistra del renzismo?

Detesto le sfere di cristallo, il futuro non è prevedibile. Bisogna costruirlo. E di certo nel Paese esistono milioni di persone mosse da ideali e sensibilità di sinistra alla ricerca di una nuova modalità di aggregazione. Le varie schegge esistenti dovrebbero riformularsi, diventare un’unica forza per poter così rappresentare una reale alternativa. Ma c’è molta strada da percorrere, molta.

Lei ha firmato insieme agli economisti Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini un appello che propone la nascita di una moneta parallela all’euro per uscire dalla trappola della liquidità e del debito. In che consiste?

Qui non si tratta di uscire dall’euro ma di avere in Italia dei titoli pubblici con la possibilità di poterli spendere e scambiare come se fossero una moneta. Nel manifesto si parla esplicitamente della fuoriuscita dall’euro come atto con conseguenze disastrose per la nostra economia. Penso alla fuga dei capitali, alla possibile svalutazione della nuova moneta e alle complicazioni burocratiche. Ci sono milioni di contratti con soggetti esteri denominati in euro, che dovrebbero essere ritoccati e modificati. Un’assurdità. Nell’euro ci siamo, consci che ci sono gravissimi problemi che andrebbero analizzati e discussi mentre Bruxelles e in primis la Germania lo vietano in maniera categorica. La nostra proposta è un modo per ovviare a livello nazionale alle rigidità dell’euro e far circolare contante a chi ne ha meno, compresi lavoratori e medie e piccole imprese.

Un modo di riottenere la sovranità perduta?

Certamente. Il trasferimento di poteri da Roma a Bruxelles forse è andato oltre anche a quel che era previsto a Maastricht. Viviamo in un’Europa delle diseguaglianze che necessita di alcuni urgenti interventi, al momento non sembra ci siano le condizioni: la Commissione non vuole modificare la propria linea economica con Junker sostenuto convintamente dalla Germania. L’euro sarà destinato a propagare guai ancora per molto tempo e l’emissione in Italia di Certificati di Credito Fiscale (CCF) potrebbe mitigare i disastri della moneta unica, così pensata.

Pablo Iglesias, leader di Podemos, parla esplicitamente di una Spagna “colonia della Germania”. Il discorso può valere per l’Italia?

Il termine colonia è un po’ forte. Però di fatto le politiche che stanno strangolando i Paesi con tagli alla spesa pubblica, con l’ossessione dell’avanzo primario – quindi tartassare sempre maggiormente i cittadini e nello stesso momento diminuire servizi – sono procedimenti suicidi e insensati. E molte di queste imposizioni sono volute dalla Germania, dietro alla durezza del governo tedesco ci sono le banche tedesche che si erano esposte con l’acquisto di titoli internazionali. La Germania ha pensato di salvare le proprie banche. Forse non siamo una colonia, di certo soggetti ad una forma di imposizione esterna. Come noi anche gli altri Paesi dell’Europa del Sud e la Francia.

Anche la Francia?

Di meno, è sempre la seconda economia dell’eurozona ed ha legami storici con la Germania dai tempi di Mitterrand. Ma ha subito forte pressioni ed è stato costretta a tagliare salari, pensioni e sanità. Lo stesso governo tedesco ha introdotto nel proprio Paese le misure d’austerity, a partire dall’agenda 2010 del 2003, arrivando alla creazione del settore dei lavoratori poveri più ampio d’Europa: 15 milioni di persone che guadagnano meno di 6 euro l’ora oppure occupati 15 ore alla settimana per 450 euro al mese. 15 milioni è circa un quarto della forza lavoro tedesca…

(2 dicembre 2014)

martedì 25 novembre 2014

Presentazione del libro "Cartacaramella"

cartacaramella-modulo-grande

sabato 29 novembre, ore 18.00
presso il Castello di Roncade
Via Roma 141 - Roncade (TV)
Ingresso libero

Ai miei tempi (non ho ancora 50 anni…), la preoccupazione dei bambini era quella di avere un pallone gonfio e uno "straccio" di terreno dove poterlo calciare. E quando tornavano a casa, stanchi ma felici, con il profumo della terra e dell'erba nelle narici, stavano attenti a nascondere le macchie di fango e di erba sui pantaloni e le ferite sulla pelle. Perché altrimenti erano guai.
Oggi invece si preoccupano di avere il joystick nello zaino, il cellulare carico, la connessione Internet. Ai terreni di gioco preferiscono i mondi virtuali e i videogiochi.
È più facile.
Basta una tastiera ed una webcam per essere chi non si è e così lanciare messaggi senza doversene assumere la responsabilità; e basta un pulsante per cancellare un confronto scomodo e ricominciarlo da zero, anche più volte fino a che la situazione non soddisfi le aspettative.
Il piacere del fare sta scomparendo (non solo nei ragazzi …). E così i benefici che ne derivano e gli insegnamenti che gli sono propri.
Sapersi mettere in gioco, impegnarsi aldilà della vittoria, essere leali, umili, apprezzare il valore della sinergia, scoprire il piacere dell'impegno, sono solo alcuni dei valori che il buon fare ci può insegnare senz'altro in antitesi con le trappole nascoste nelle realtà virtuali.
Non solo.
Il buon fare è amico della buona fantasia. Di quella per intenderci, che ha il potere di trasformare un pezzo di legno in una spada capace di salvare il mondo, un albero in un castello incantato, una siepe in una fortificazione invalicabile. La buona fantasia è quella che ci spinge avanti ogni giorno, che ci aiuta a trovare soluzioni insperate, che ci rende speciali.
Non quella in cui fuggire.
Da queste considerazioni è nato un libro (una favola moderna, semplice, di facile lettura, per piccoli, ma anche per grandi).
Paolo Marta

Locandina-A2 bisInvito









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giovedì 30 ottobre 2014

Leopolda vs piazza San Giovanni: la differenza visibile tra destra e sinistra

di Luciano Gallino, da Repubblica, 29 ottobre 2014

Non si sa chi sia, il regista delle due manifestazioni contemporanee della scorsa settimana, piazza San Giovanni e Leopolda. Di certo è un grande talento. Il contrasto tra lo scenario dei due eventi non poteva venire realizzato in modo più efficace. Da un lato un gran sole, il cielo azzurro, uno spazio amplissimo, una folla sterminata, brevi discorsi su temi concreti. Dall’altra un garage semibuio dove non si riusciva a vedere al di là di una decina di metri, un centinaio di tavoli dove si parlava di tutto, un lungo discorso del presidente del Consiglio in cui spiccavano acute considerazioni sull’iPhone e la fotografia digitale, e non più di sei-settemila persone — giusto 140 volte meno che a San Giovanni.

Il duplice scenario e la composizione dei partecipanti sono stati quanto mai efficaci per chiarire che a Roma sfilava un variegato popolo rappresentante fisicamente e culturalmente la sinistra, sebbene del tutto privo di un partito che interpreti e difenda le sue ragioni. Mentre a Firenze sedeva a rendere omaggio al principe un gruppo della borghesia medio-alta orientato palesemente a destra — a cominciare dal Principe stesso. Vi sono due condizioni che fanno, oggi come ieri, la differenza tra destra e sinistra.

Una è la scelta della parte sociale da cui stare: in politica, nell’economia, nella cultura.
Il che significa o sostenere che le disuguaglianze non hanno alcun peso nei rapporti sociali, o magari negare che esistano; oppure darvi il peso che moralmente e politicamente meritano, e adoperarsi per ridurle. L’altra condizione è la capacità di capire in che direzione si sta evolvendo la situazione economica e sociale del momento. Perché se non lo capisce uno sta uscendo, senza rendersene conto, dal corso della storia.

Nel caso della prima condizione la differenza tra Roma e Firenze era evidente. Alla manifestazione di Roma non c’erano (o erano poche) le persone che dovevano scegliere se stare o no dalla parte dei deboli, degli svantaggiati, delle classi inferiori di reddito, di quelli il cui destino dipende sempre da qualcun altro. Erano loro stessi, la massa dei partecipanti, a essere deboli, svantaggiati, poveri, perennemente in balia del parere e della volontà di qualcun altro. Collocati, in altre parole, al fondo delle classifiche delle disuguaglianze di reddito, di ricchezza, di potere politico ed economico; disuguaglianze il cui scandaloso aumento negli ultimi vent’anni, nel nostro paese come in altri, accompagnato dalla scomparsa del tema stesso nel discorso delle socialdemocrazie, ha fatto parlare più di uno studioso di nuovo feudalesimo.

Invece nel garage semibuio di Firenze c’erano soprattutto persone a cui l’idea di stare dalla parte dei più deboli e magari di dichiararlo appariva semplicemente repellente, o quanto meno fastidiosa, non meno che mettersi a parlare “in un mondo che è cambiato” di lotta alle disuguaglianze. Al massimo i più deboli si possono aiutare a soffrire di meno, non certo a diventare meno deboli, o a salire un gradino nella scala delle disuguaglianze, grazie a un sindacato o un partito. Per non dire che la parola “partito” significa appunto “aver preso parte” — idea demolita a Firenze dall’idea di un partito- nazione (ma l’ha detto qualcuno a Renzi che la parola “nazione” o “nazionale” figuravano tempo addietro nel nome di un paio di partiti che molti guai procurarono all’Italia e all’Europa?).

Anche per l’altra condizione non c’era confronto tra i partecipanti di piazza San Giovanni e quelli della Leopolda. Per i primi era evidente che quello che sta succedendo da parecchi anni è una “guerra dell’austerità”, per usare la dizione di un noto economista americano. Una guerra di classe in cui la destra si prefigge di distruggere le conquiste sociali degli anni 60 e 70, che furono un tentativo riuscito di sottoporre il capitalismo a una ragionevole dose di controllo democratico. Le misure imposte da Bruxelles, di cui il governo Renzi, a parte qualche battuta, è fedele esecutore, sono precisamente espressione di tale guerra o conflitto di classe, nella quale le classi dominanti hanno negli ultimi decenni conseguito una grande vittoria. Equivalente a una dolorosa sconfitta per i manifestanti romani.

A Firenze l’interpretazione predominante della crisi è stata quella canonica delle destre europee: lo stato ha un debito troppo alto, dovuto all’eccesso di spesa; il problema è il costo eccessivo del lavoro; per rilanciare la crescita bisogna ridurre le tasse alle imprese; i dettati di Bruxelles sono onerosi, ma bisogna pur mantenere gli impegni, ecc. Ciascuno di questi slogan è falso quanto dannoso — e si noti che a dirlo sono ormai dozzine di economisti, compresi perfino alcuni esponenti delle dottrine neoliberali. A parte l’interpretazione ortodossa della crisi, che non sta in piedi, chi vi aderisce non si rende conto che ci si avvicina a un momento in cui o si modificano i trattati europei e si adottano politiche economiche opposte a quelle del governo Renzi (che sono poi quelle degli ultimi tre o quattro governi, prescritte dalla Troika e da noi passivamente messe in atto), o ci si avvia ad un lungo periodo di grave recessione e di rapporti intereuropei sempre più difficili, nonché dagli esiti imprevedibili.

Un’ultima nota: a saperlo interpretare (non che ci voglia molto), la massa dei partecipanti di Roma ha lanciato un messaggio chiaro. Ha detto in sostanza “siamo tanti, non contiamo niente, vogliamo essere qualcosa”. Tempo fa, un messaggio analogo ebbe effetti rilevanti. Ignorarlo, o parlarne con disprezzo, potrebbe rivelarsi un serio errore, a destra come a sinistra.

(29 ottobre 2014)

TOMASO BUZZI ALLA VENINI a cura di Marino Barovier 14 settembre 2014 – 11 gennaio 2015


TOMASO BUZZI ALLA VENINI

Tra il 1932 e il 1933 l’architetto milanese Tomaso Buzzi instaura una fruttuosa collaborazione con la vetreria Venini, che prosegue episodicamente anche durante gli anni successivi.

Vedi dettagli 

INDIRIZZO

Le Stanze del Vetro
Isola di San Giorgio Maggiore, 1
30124, Venezia

ORARI

dalle 10 alle 19
chiuso il mercoledì
INGRESSO LIBERO

 
Come raggiungere Le Stanze del Vetro:
Per arrivare all’Isola di San Giorgio Maggiore è possibile prendere il vaporetto della linea
Actv 2 con fermata San Giorgio in partenza da:
San Zaccaria (durata del viaggio di circa 3 minuti)
Ferrovia (durata del viaggio di circa 45 minuti)
Piazzale Roma (durata del viaggio di circa 40 minuti)
Tronchetto (durata del viaggio di circa 35 minuti)

SECONDLIFE – DOPO LA PRIMA

Proiezioni di novembre e dicembre

SECOND LIFE – DOPO LA PRIMA

martedì 4 novembre, ore 21.00
Smetto quando voglio (Italia, 2013, 100’) di Sydney Sibilia

martedì 11 novembre, ore 16.30 e 21.00
Il capitale umano (Italia, 2014, 119’) di Paolo Virzì

martedì 18 novembre, ore 21.00
Gravity (Gravity, USA – Gran Bretegna, 2013, 92’) di Alfonso Cuarón  

martedì 25 novembre, ore 16.30 e 21.00
Gigolò per caso (Fading Gigolo, USA, 2013, 98’) di John Turturro

martedì 2 dicembre, ore 21.00 e mercoledì 3 dicembre, ore 16.30
12 anni schiavo (12 Years a slaves, USA, 2013, 134’) di Steve McQueen

martedì 9 dicembre, ore 16.30 e 21.00
Father and Son (Soshite Chichi Ni Naru, Giappone 2013, 120’) di Hirokazu Koreeda

martedì 16 dicembre, ore 21.00 e mercoledì 17 dicembre ore 16.30
Blue Jasmine (Blue Jasmine, USA, 2013, 98’) di Woody Allen

Le schede dei film

CENTRO CULTURALE CANDIANI
Sala conferenze quarto piano
Ingresso riservato ai soci:
Candiani Card (validità annuale a partire dalla sottoscrizione – 15 euro)
CinemaPiù 2014 / 2015 (valida sino al 30 giugno 2015 tessera ordinaria 30 euro, studenti 20 euro) in vendita alla biglietteria del Centro.
 
Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 7
30174 Venezia Mestre


Come raggiungerci

In treno:
dalla stazione F.S. di Mestre prendere l'autobus Linea 2 (fermata sotto l'Hotel Plaza), scendere alla fermata ex Ospedale e percorrere via Antonio da Mestre fino a piazzale Candiani

In auto:
uscita Tangenziale Castellana, seguire indicazioni park Candiani, prendere via Einaudi svoltare alla prima a destra fino a piazzale Candiani
 

mercoledì 8 ottobre 2014

La collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia. La collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia.



Locandina_Hiroshige

Dal 20 settembre il Museo di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa espone l’intero corpus di xilografie policrome di uno dei più conosciuti artisti giapponesi, Utagawa Hiroshige (1797-1858), prezioso materiale conservato presso il Museo d’Arte Orientale di Venezia. La mostra Hiroshige. Da Edo a Kyoto: vedute celebri del Giappone. La collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia presenta le più note e amate immagini del grande interprete dell’ukiyoe (immagini del mondo fluttuante, della vita che passa), indiscusso maestro del paesaggio, uno dei più grandi protagonisti dell’arte giapponese di tutti i tempi, definito il “cantore della natura”. A fine Ottocento l’arte di Hiroshige affascinò e conquistò l’Europa, i pittori impressionisti e soprattutto Van Gogh, che replicò a olio due delle xilografie presenti in mostra, I pruni di Kameido e il celeberrimo Acquazzone improvviso sul ponte Ōhashi ad Atake.

Dopo la mostra monografica delle opere di Hokusai al Museo d’Arte Orientale nel 2013, prosegue con questa esposizione l’impegno della Soprintendenza a far conoscere stampe e libri della collezione veneziana: quasi 20.000 stampe, tra le quali quelle realizzate da Hiroshige sono oltre 400. La mostra, prodotta da Venezia Accademia, è in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea, e l’Art Research Center, Ritsumeikan University di Kyoto ed ha il patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma e del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Il percorso espositivo comprende soprattutto opere del periodo maturo dell’autore, a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento. Tra queste le serie dei Racconti illustrati dell’antica Edo, il Confronto dei cento poemi scelti dai cento poeti a Ogura, le Immagini della storia dei Soga e la notissima Gojūsan tsugi meisho zue del 1855, conosciuta come Tōkaidō verticale, ovvero le vedute delle 53 stazioni del Tōkaidō, la strada che congiungeva Edo (antico nome di Tokyo) a Kyoto lungo la costa, ed infine la raffinatissima ultima serie realizzata dall’artista nel 1858, Le trentasei vedute del Fuji.
Di altissima qualità e assoluto pregio è la raccolta di Cento vedute di luoghi celebri di Edo, capolavoro della maturità dell’artista, composta lo stesso anno della sua morte e nella quale egli sperimenta le tecniche più raffinate dell’incisione xilografica.
In mostra è testimoniata anche la frequente collaborazione con altri artisti della scuola Utagawa, come i grandi maestri Kunisada e Kuniyoshi, con i quali collabora al progetto Le cinquantatré stazioni del Tōkaidō (Tōkaidō gojūsan tsugi) nel 1845: un abbinamento di luoghi famosi con personaggi e leggende resi celebri dai drammi del teatro kabuki. Ancora, con Kunisada, Hiroshige collabora alla serie Le cinquantatré stazioni [del Tōkaidō disegnate] a due pennelli (Sōhitsu gojūsan tsugi) tra il 1854 e il 1857, nella quale i due artisti si dividono lo spazio di uno stesso foglio per disegnare uno le figure in primo piano (Kunisada), l’altro i paesaggi sullo sfondo.
A Palazzo Grimani saranno esposte anche alcune rarità, come i trittici Bassa marea a Shinagawa (Shinagawa shiohi no zu), Parodia: la longevità di Genji (Mitate Genjibana no kotobuki), Otto parodie: notte di pioggia a Gion (Mitate hakkei: Gion hayashi yosame). In queste composizioni l’artista si confronta con generi per lui meno abituali, quali le figure femminili o i temi storico-leggendari.

Molte delle località rappresentate da Hiroshige sono riprese in alcune foto storiche della seconda metà dell’Ottocento appartenenti alla collezione Vittorio, a testimoniare l’interesse per il genere della veduta anche dopo l’introduzione del nuovo medium fotografico in Giappone.

In mostra anche preziosi oggetti, sempre appartenenti alla collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia, che compaiono nelle stampe o sui quali sono raffigurati gli stessi luoghi celebri del Giappone e di Edo proposti nelle xilografie di Hiroshige.

Per il pubblico e per la scuola sono in programma diverse iniziative per scoprire il mondo che così bene Hiroshige ha ritratto nelle sue opere cogliendo, nell’avvicendarsi delle stagioni, l’incanto dei luoghi amati.

Comunicato Stampa Hiroshige


Ufficio comunicazione e stampa

Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare
Sandra Rossi sandra.rossi@beniculturali.it
Valter Esposito valter.esposito@beniculturali.it
Roberto Fontanari roberto.fontanari@beniculturali.it

t. +39 041 2967611
www.polomuseale.venezia.beniculturali.it



SCHEDA INFORMATIVA

Mostra ideata e promossa da

Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare

in collaborazione con

Università Ca’ Foscari di Venezia, Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa mediterranea Art Research Center, Ritsumeikan University di Kyoto

con il patrocinio di

Istituto Giapponese di Cultura di Roma

Consolato Generale del Giappone a Milano


Mostra a cura di

Fiorella Spadavecchia

Prodotta da

Venezia Accademia

Comunicazione

Civita Tre Venezie

Accoglienza

Verona 83

Bookshop

Electa

Catalogo

Marsilio


Date

Dal 20 settembre 2014 all’ 11 gennaio 2015



Orari

Lunedì: 8.15 – 14.00 (ultimo ingresso ore 13.15)
Martedì >Domenica: 8.15 – 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30)

Info e prenotazioni

tel. (39) 041 5200345
www.palazzogrimani.org

info@palazzogrimani.org



Biglietti Museo di Palazzo Grimani durante l’esposizione

Intero: € 6,00

Ridotto: € 5,00 cittadini UE di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, titolari di apposite convenzioni

Biglietto unico Gallerie dell’Accademia + Museo di Palazzo Grimani
Intero: € 11,00
Ridotto: € 8,00 ragazzi U.E. dai 18 ai 25 anni compiuti con documento d’identità.



Gratuità: minori di 18 anni, membri ICOM, diversamente abili UE accompagnati da un familiare o da un assistente socio-sanitario, guide turistiche con patentino e interpreti quando affiancano una guida turistica, studenti, dottorandi, specializzandi e docenti universitari U.E. delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, iscritti ai corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico, storico-artistico delle facoltà di lettere e filosofia, iscritti alle Accademie delle Belle Arti, allievi dell’ICR, Opificio delle Pietre Dure, Scuola del Restauro del Mosaico, gruppi di studenti delle scuole pubbliche e private UE accompagnati da insegnanti previa prenotazione e nel contingente stabilito dal capo di istituto, dipendenti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, giornalisti,  insegnanti per l’anno 2014.

diritto di prenotazione € 1,5

diritto di prenotazione scolaresche € 7,00

lunedì 8 settembre 2014

FESTIVAL DELLA POLITICA

Politica e violenza11 / 14settembre 2014
4a edizione

FondazioneGianni Pellicani
in collaborazione con Centro Culturale Candiani
VEZBibliotecacivica di Mestre Villa Erizzo
PMV S.p.A Società del Patrimonio per la Mobilità Veneziana


Il programma completo e dettagliato è su www.festivalpolitica.it.
Inoltre anticipazioni, notizie, approfondimenti sonocostantemente pubblicati sulla fanpage di Facebook e sul profilo Twitter delFestival – twitter.com/festpolitica, hashtag #festpolitica

Vignetta
BLA - vignetta di Gava
 

Newsletter Ateneo Veneto - Programma Mensile - Settembre 2014

Newsletter Ateneo Veneto

  • Venerdì 12 Settembre 2014/ore 18.00
    Aula Magna
    Associazione Culturale Musica Venezia

    Il violoncello barocco alla corte di Francesco II d’Este

    Concerto a ingresso libero
    Gioele Gusberti esegue musiche per violoncello solo
    di Giovanni Battista Vitali, Giovanni Battista degli Antonii, Domenico Gabrielli, Domenico Galli
  • Venerdì 19 Settembre 2014/ore 18.00
    Sala Tommaseo
    Ateneo Veneto, Centro Veneto di Psicoanalisi “G. Sacerdoti”
    Conferenze di Psicoanalisi 2014

    AMORE ODIO INDIFFERENZA

    Una appassionata Indifferenza
    Relatrice: Roberta Guarnieri
  • Martedì 23 Settembre 2014/ore 17.30
    Aula Magna
    Ateneo Veneto, IUAV Venezia, Iveser, Centro Veneziano di Studi Ebraici, Comunità Ebraica di Venezia, Centro Tedesco di Studi Veneziani
    Presentazione del volume

    Monumenti per difetto. Dalle Fosse Ardeatine alle pietre d’inciampo

    di Adachiara Zevi(Roma, Donzelli ed. 2014)
    Introduce Franco MancusoDiscutono con l’autrice:Marco Borghi, Simon Levis Sullam e Maria Teresa Sega
  • Mercoledì 24 Settembre 2014/ore 18.00
    Sala Tommaseo
    Presentazione del volume

    I ballets russes di Diaghilev tra storia e mito

    a cura di Patrizia Veroli eGianfranco Vinay (Roma, Accademia Naz. Di Santa Cecilia 2013)
    Relatori: Susanna Franco, Michele Girardi, Mario MessinisSaranno presenti i curatori
  • Venerdì 26 Settembre 2014/ore 17.00
    Aula Magna
    Ateneo Veneto, Ordine Avvocati Venezia

    CORSO STORIA DEL DIRITTO VENEZIANO

    Collegi e collegialità nell’ordinamento della Repubblica – Il diritto elettorale
    Relatore: Ivone Cacciavillani
  • Sabato 27 Settembre 2014/ore 17.30
    Sala Tommaseo
    Presentazione del volume

    Il tredicesimo papiro. Anno Domini MII

    di Vito Antonio Loprieno (Gravina in Puglia, Il Grillo ed. 2013)
    Relatore: Massimo CestaroSarà presente l'autore

lunedì 17 febbraio 2014

Il discorso del Re

Teatro Carlo Goldoni - Venezia
da mercoledì 19 a domenica 23 febbraio


Il discorso del Re
di
David Seidler

con
Luca Barbareschi, Filippo Dini, Astrid Meloni, Chiara Claudi
Roberto Mantovani,
Ruggero Cara, Mauro Santopietro, Giancarlo Previati


Guarda la scheda dello spettacolo


Venerdì 21 febbraio alle ore 17.00
Incontro con i protagonisti

Luca Barbareschi incontra il pubblico
Conduce
Giovanna Pastega

Carnevale di Venezia 2014

Carnevale di Venezia 2014

Dal 15 febbraio al 4 marzo

 
immagine carnevale
E' il Carnevale del fiabesco, del meraviglioso e del fantastico legato alla natura animale e vegetale.
Il Carnevale della fantasia e della natura.

Visita il sito ufficiale del Carnevale per i dettagli.

Vedi l'ordinanza per la regolazione del traffico acqueo.

Favolosi intrecci di seta, fiabe dall'Estremo Oriente

La signorina Dolcepunto, illustrazione di Christophe Durual

Favolosi intrecci di seta, fiabe dall'Estremo Oriente

Opere della 25ma Mostra "Le immagini della fantasia" di Sàrmede
 
Con il patrocinio di
Fondazione Mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia Štěpan Zavřel, Regione del Veneto, Provincia di Treviso, Comune di Sàrmede

Dal 21 febbraio al 13 aprile 2014
giovedì 20 febbraio, ore 17.30
Inaugurazione mostra
Animazione di Margherita Stevanato

orario: dal mercoledì alla domenica 16.00 - 20.00
ingresso libero
domenica 23 febbraio e 16 marzo ingresso riservato agli iscritti ai laboratori Al Candiani in famiglia (info t. 041 2386111)

visite guidate e laboratori riservati alle scolaresche solo su prenotazione (t. 041 2386111)
ingresso: 4 euro, gratuito insegnanti e accompagnatori

domenica 23 febbraio e 16 marzo, dalle ore 17.00 alle ore 19.00
Al Candiani in famiglia
Visita guidata e laboratorio con aperitivo

ingresso previa iscrizione e fino ad esaurimento dei posti (t. 041 2386111)
costo 5 euro, gratuito under 3 anni

sala Paolo Costantini terzo piano


La mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia di Sàrmede quest'anno sbarca al Candiani proponendoci come tema l'immaginario fiabesco dell'Estremo Oriente: Cina, Corea, Giappone e Mongolia.
La mostra rappresenta una straordinaria opportunità per grandi e piccini di assaporare una selezione di opere di famosi illustratori che hanno interpretato con il proprio stile personale e la propria sensibilità artistica racconti della tradizione orientale.
Questo appuntamento è una preziosa occasione per avvicinarsi ad una visione particolare dell'infanzia, dominata dalla poesia, dai ritmi della vita e dalla riscoperta di un tempo passato. In una civiltà occidentale dove le nostre vite frenetiche sono in continua trasformazione, abbiamo l'opportunità di fermarci per qualche istante e di riacquistare una dimensione umana del tempo, protagonista indiscusso della filosofia orientale.
Accanto all'esposizione artistica il Candiani offre alle scuole e alle famiglie pacchetti didattici da non perdere: visita guidata e laboratorio pittorico.
Vi aspettiamo numerosi!
 Silvia Fabris

Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 7
30174 Venezia Mestre

Come raggiungerci

In treno:
dalla stazione F.S. di Mestre prendere l'autobus Linea 2 (fermata sotto l'Hotel Plaza), scendere alla fermata ex Ospedale e percorrere via Antonio da Mestre fino a piazzale Candiani

In auto:
uscita Tangenziale Castellana, seguire indicazioni park Candiani, prendere via Einaudi svoltare alla prima a destra fino a piazzale Candiani

venerdì 17 gennaio 2014

Massimo Bubola - InstantSongs



Massimo Bubola

InstantSongs

sabato 25 gennaio, ore 21.00

Massimo Bubola voce, chitarra acustica e armonica
Enrico Mantovani chitarra acustica, elettrica e mandolino
Piero Trevisan basso elettrico
Virginio Bellingardo batteria acustica

www.massimobubola.it

auditorium quarto piano
ingresso: intero 10 euro - ridotto 7 euro (Candiani Card, Cinema Più, studenti) - 2.50 euro GaT
Biglietti in vendita alla biglietteria del Centro e online sul sito www.biglietto.it (diritto di prevendita 1 euro)



Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 7
30174 Venezia Mestre


Come raggiungerci

In treno:
dalla stazione F.S. di Mestre prendere l'autobus Linea 2 (fermata sotto l'Hotel Plaza), scendere alla fermata ex Ospedale e percorrere via Antonio da Mestre fino a piazzale Candiani

In auto:
uscita Tangenziale Castellana, seguire indicazioni park Candiani, prendere via Einaudi svoltare alla prima a destra fino a piazzale Candiani
 

Sogno di una notte di mezza estate per corpi e ombre

TEATRO CARLO GOLDONI
VENEZIA

Sogno di una notte di mezza estate
per corpi e ombre
da A midsummer night's dream
di Felix Mendelssohn-Bartholdy

Mercoledi 22 gennaio alle 20.30
Giovedi 23 gennaio alle 16.00
Venerdi 24 gennaio alle 20.30



Solo per tre giorni al Tetro Goldoni di Venezia andrà in scena Sogno di una notte di mezza estate per corpi e ombre, tratto da A midsummer night'dream di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Una produzione Teatro gioco vita e Imperfect Dancers di cui vi invitamo a vedere il trailer di presentazione e la scheda dello spettacolo.

 
 
 
 
TEATRO CARLO GOLDONI
VENEZIA


Sogno di una notte di mezza estate
per corpi e ombre
da A midsummer night's dream
di Felix Mendelssohn-Bartholdy

Mercoledi 22 gennaio alle 20.30
Giovedi 23 gennaio alle 16.00
Venerdi 24 gennaio alle 20.30


Solo per tre giorni al Tetro Goldoni di Venezia andrà in scena Sogno di una notte di mezza estate per corpi e ombre, tratto da A midsummer night'dream di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Una produzione Teatro gioco vita e Imperfect Dancers di cui vi invitamo a vedere il trailer di presentazione e la scheda dello spettacolo.