giovedì 30 ottobre 2014

Leopolda vs piazza San Giovanni: la differenza visibile tra destra e sinistra

di Luciano Gallino, da Repubblica, 29 ottobre 2014

Non si sa chi sia, il regista delle due manifestazioni contemporanee della scorsa settimana, piazza San Giovanni e Leopolda. Di certo è un grande talento. Il contrasto tra lo scenario dei due eventi non poteva venire realizzato in modo più efficace. Da un lato un gran sole, il cielo azzurro, uno spazio amplissimo, una folla sterminata, brevi discorsi su temi concreti. Dall’altra un garage semibuio dove non si riusciva a vedere al di là di una decina di metri, un centinaio di tavoli dove si parlava di tutto, un lungo discorso del presidente del Consiglio in cui spiccavano acute considerazioni sull’iPhone e la fotografia digitale, e non più di sei-settemila persone — giusto 140 volte meno che a San Giovanni.

Il duplice scenario e la composizione dei partecipanti sono stati quanto mai efficaci per chiarire che a Roma sfilava un variegato popolo rappresentante fisicamente e culturalmente la sinistra, sebbene del tutto privo di un partito che interpreti e difenda le sue ragioni. Mentre a Firenze sedeva a rendere omaggio al principe un gruppo della borghesia medio-alta orientato palesemente a destra — a cominciare dal Principe stesso. Vi sono due condizioni che fanno, oggi come ieri, la differenza tra destra e sinistra.

Una è la scelta della parte sociale da cui stare: in politica, nell’economia, nella cultura.
Il che significa o sostenere che le disuguaglianze non hanno alcun peso nei rapporti sociali, o magari negare che esistano; oppure darvi il peso che moralmente e politicamente meritano, e adoperarsi per ridurle. L’altra condizione è la capacità di capire in che direzione si sta evolvendo la situazione economica e sociale del momento. Perché se non lo capisce uno sta uscendo, senza rendersene conto, dal corso della storia.

Nel caso della prima condizione la differenza tra Roma e Firenze era evidente. Alla manifestazione di Roma non c’erano (o erano poche) le persone che dovevano scegliere se stare o no dalla parte dei deboli, degli svantaggiati, delle classi inferiori di reddito, di quelli il cui destino dipende sempre da qualcun altro. Erano loro stessi, la massa dei partecipanti, a essere deboli, svantaggiati, poveri, perennemente in balia del parere e della volontà di qualcun altro. Collocati, in altre parole, al fondo delle classifiche delle disuguaglianze di reddito, di ricchezza, di potere politico ed economico; disuguaglianze il cui scandaloso aumento negli ultimi vent’anni, nel nostro paese come in altri, accompagnato dalla scomparsa del tema stesso nel discorso delle socialdemocrazie, ha fatto parlare più di uno studioso di nuovo feudalesimo.

Invece nel garage semibuio di Firenze c’erano soprattutto persone a cui l’idea di stare dalla parte dei più deboli e magari di dichiararlo appariva semplicemente repellente, o quanto meno fastidiosa, non meno che mettersi a parlare “in un mondo che è cambiato” di lotta alle disuguaglianze. Al massimo i più deboli si possono aiutare a soffrire di meno, non certo a diventare meno deboli, o a salire un gradino nella scala delle disuguaglianze, grazie a un sindacato o un partito. Per non dire che la parola “partito” significa appunto “aver preso parte” — idea demolita a Firenze dall’idea di un partito- nazione (ma l’ha detto qualcuno a Renzi che la parola “nazione” o “nazionale” figuravano tempo addietro nel nome di un paio di partiti che molti guai procurarono all’Italia e all’Europa?).

Anche per l’altra condizione non c’era confronto tra i partecipanti di piazza San Giovanni e quelli della Leopolda. Per i primi era evidente che quello che sta succedendo da parecchi anni è una “guerra dell’austerità”, per usare la dizione di un noto economista americano. Una guerra di classe in cui la destra si prefigge di distruggere le conquiste sociali degli anni 60 e 70, che furono un tentativo riuscito di sottoporre il capitalismo a una ragionevole dose di controllo democratico. Le misure imposte da Bruxelles, di cui il governo Renzi, a parte qualche battuta, è fedele esecutore, sono precisamente espressione di tale guerra o conflitto di classe, nella quale le classi dominanti hanno negli ultimi decenni conseguito una grande vittoria. Equivalente a una dolorosa sconfitta per i manifestanti romani.

A Firenze l’interpretazione predominante della crisi è stata quella canonica delle destre europee: lo stato ha un debito troppo alto, dovuto all’eccesso di spesa; il problema è il costo eccessivo del lavoro; per rilanciare la crescita bisogna ridurre le tasse alle imprese; i dettati di Bruxelles sono onerosi, ma bisogna pur mantenere gli impegni, ecc. Ciascuno di questi slogan è falso quanto dannoso — e si noti che a dirlo sono ormai dozzine di economisti, compresi perfino alcuni esponenti delle dottrine neoliberali. A parte l’interpretazione ortodossa della crisi, che non sta in piedi, chi vi aderisce non si rende conto che ci si avvicina a un momento in cui o si modificano i trattati europei e si adottano politiche economiche opposte a quelle del governo Renzi (che sono poi quelle degli ultimi tre o quattro governi, prescritte dalla Troika e da noi passivamente messe in atto), o ci si avvia ad un lungo periodo di grave recessione e di rapporti intereuropei sempre più difficili, nonché dagli esiti imprevedibili.

Un’ultima nota: a saperlo interpretare (non che ci voglia molto), la massa dei partecipanti di Roma ha lanciato un messaggio chiaro. Ha detto in sostanza “siamo tanti, non contiamo niente, vogliamo essere qualcosa”. Tempo fa, un messaggio analogo ebbe effetti rilevanti. Ignorarlo, o parlarne con disprezzo, potrebbe rivelarsi un serio errore, a destra come a sinistra.

(29 ottobre 2014)

TOMASO BUZZI ALLA VENINI a cura di Marino Barovier 14 settembre 2014 – 11 gennaio 2015


TOMASO BUZZI ALLA VENINI

Tra il 1932 e il 1933 l’architetto milanese Tomaso Buzzi instaura una fruttuosa collaborazione con la vetreria Venini, che prosegue episodicamente anche durante gli anni successivi.

Vedi dettagli 

INDIRIZZO

Le Stanze del Vetro
Isola di San Giorgio Maggiore, 1
30124, Venezia

ORARI

dalle 10 alle 19
chiuso il mercoledì
INGRESSO LIBERO

 
Come raggiungere Le Stanze del Vetro:
Per arrivare all’Isola di San Giorgio Maggiore è possibile prendere il vaporetto della linea
Actv 2 con fermata San Giorgio in partenza da:
San Zaccaria (durata del viaggio di circa 3 minuti)
Ferrovia (durata del viaggio di circa 45 minuti)
Piazzale Roma (durata del viaggio di circa 40 minuti)
Tronchetto (durata del viaggio di circa 35 minuti)

SECONDLIFE – DOPO LA PRIMA

Proiezioni di novembre e dicembre

SECOND LIFE – DOPO LA PRIMA

martedì 4 novembre, ore 21.00
Smetto quando voglio (Italia, 2013, 100’) di Sydney Sibilia

martedì 11 novembre, ore 16.30 e 21.00
Il capitale umano (Italia, 2014, 119’) di Paolo Virzì

martedì 18 novembre, ore 21.00
Gravity (Gravity, USA – Gran Bretegna, 2013, 92’) di Alfonso Cuarón  

martedì 25 novembre, ore 16.30 e 21.00
Gigolò per caso (Fading Gigolo, USA, 2013, 98’) di John Turturro

martedì 2 dicembre, ore 21.00 e mercoledì 3 dicembre, ore 16.30
12 anni schiavo (12 Years a slaves, USA, 2013, 134’) di Steve McQueen

martedì 9 dicembre, ore 16.30 e 21.00
Father and Son (Soshite Chichi Ni Naru, Giappone 2013, 120’) di Hirokazu Koreeda

martedì 16 dicembre, ore 21.00 e mercoledì 17 dicembre ore 16.30
Blue Jasmine (Blue Jasmine, USA, 2013, 98’) di Woody Allen

Le schede dei film

CENTRO CULTURALE CANDIANI
Sala conferenze quarto piano
Ingresso riservato ai soci:
Candiani Card (validità annuale a partire dalla sottoscrizione – 15 euro)
CinemaPiù 2014 / 2015 (valida sino al 30 giugno 2015 tessera ordinaria 30 euro, studenti 20 euro) in vendita alla biglietteria del Centro.
 
Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 7
30174 Venezia Mestre


Come raggiungerci

In treno:
dalla stazione F.S. di Mestre prendere l'autobus Linea 2 (fermata sotto l'Hotel Plaza), scendere alla fermata ex Ospedale e percorrere via Antonio da Mestre fino a piazzale Candiani

In auto:
uscita Tangenziale Castellana, seguire indicazioni park Candiani, prendere via Einaudi svoltare alla prima a destra fino a piazzale Candiani
 

mercoledì 8 ottobre 2014

La collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia. La collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia.



Locandina_Hiroshige

Dal 20 settembre il Museo di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa espone l’intero corpus di xilografie policrome di uno dei più conosciuti artisti giapponesi, Utagawa Hiroshige (1797-1858), prezioso materiale conservato presso il Museo d’Arte Orientale di Venezia. La mostra Hiroshige. Da Edo a Kyoto: vedute celebri del Giappone. La collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia presenta le più note e amate immagini del grande interprete dell’ukiyoe (immagini del mondo fluttuante, della vita che passa), indiscusso maestro del paesaggio, uno dei più grandi protagonisti dell’arte giapponese di tutti i tempi, definito il “cantore della natura”. A fine Ottocento l’arte di Hiroshige affascinò e conquistò l’Europa, i pittori impressionisti e soprattutto Van Gogh, che replicò a olio due delle xilografie presenti in mostra, I pruni di Kameido e il celeberrimo Acquazzone improvviso sul ponte Ōhashi ad Atake.

Dopo la mostra monografica delle opere di Hokusai al Museo d’Arte Orientale nel 2013, prosegue con questa esposizione l’impegno della Soprintendenza a far conoscere stampe e libri della collezione veneziana: quasi 20.000 stampe, tra le quali quelle realizzate da Hiroshige sono oltre 400. La mostra, prodotta da Venezia Accademia, è in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea, e l’Art Research Center, Ritsumeikan University di Kyoto ed ha il patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma e del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Il percorso espositivo comprende soprattutto opere del periodo maturo dell’autore, a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento. Tra queste le serie dei Racconti illustrati dell’antica Edo, il Confronto dei cento poemi scelti dai cento poeti a Ogura, le Immagini della storia dei Soga e la notissima Gojūsan tsugi meisho zue del 1855, conosciuta come Tōkaidō verticale, ovvero le vedute delle 53 stazioni del Tōkaidō, la strada che congiungeva Edo (antico nome di Tokyo) a Kyoto lungo la costa, ed infine la raffinatissima ultima serie realizzata dall’artista nel 1858, Le trentasei vedute del Fuji.
Di altissima qualità e assoluto pregio è la raccolta di Cento vedute di luoghi celebri di Edo, capolavoro della maturità dell’artista, composta lo stesso anno della sua morte e nella quale egli sperimenta le tecniche più raffinate dell’incisione xilografica.
In mostra è testimoniata anche la frequente collaborazione con altri artisti della scuola Utagawa, come i grandi maestri Kunisada e Kuniyoshi, con i quali collabora al progetto Le cinquantatré stazioni del Tōkaidō (Tōkaidō gojūsan tsugi) nel 1845: un abbinamento di luoghi famosi con personaggi e leggende resi celebri dai drammi del teatro kabuki. Ancora, con Kunisada, Hiroshige collabora alla serie Le cinquantatré stazioni [del Tōkaidō disegnate] a due pennelli (Sōhitsu gojūsan tsugi) tra il 1854 e il 1857, nella quale i due artisti si dividono lo spazio di uno stesso foglio per disegnare uno le figure in primo piano (Kunisada), l’altro i paesaggi sullo sfondo.
A Palazzo Grimani saranno esposte anche alcune rarità, come i trittici Bassa marea a Shinagawa (Shinagawa shiohi no zu), Parodia: la longevità di Genji (Mitate Genjibana no kotobuki), Otto parodie: notte di pioggia a Gion (Mitate hakkei: Gion hayashi yosame). In queste composizioni l’artista si confronta con generi per lui meno abituali, quali le figure femminili o i temi storico-leggendari.

Molte delle località rappresentate da Hiroshige sono riprese in alcune foto storiche della seconda metà dell’Ottocento appartenenti alla collezione Vittorio, a testimoniare l’interesse per il genere della veduta anche dopo l’introduzione del nuovo medium fotografico in Giappone.

In mostra anche preziosi oggetti, sempre appartenenti alla collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia, che compaiono nelle stampe o sui quali sono raffigurati gli stessi luoghi celebri del Giappone e di Edo proposti nelle xilografie di Hiroshige.

Per il pubblico e per la scuola sono in programma diverse iniziative per scoprire il mondo che così bene Hiroshige ha ritratto nelle sue opere cogliendo, nell’avvicendarsi delle stagioni, l’incanto dei luoghi amati.

Comunicato Stampa Hiroshige


Ufficio comunicazione e stampa

Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare
Sandra Rossi sandra.rossi@beniculturali.it
Valter Esposito valter.esposito@beniculturali.it
Roberto Fontanari roberto.fontanari@beniculturali.it

t. +39 041 2967611
www.polomuseale.venezia.beniculturali.it



SCHEDA INFORMATIVA

Mostra ideata e promossa da

Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare

in collaborazione con

Università Ca’ Foscari di Venezia, Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa mediterranea Art Research Center, Ritsumeikan University di Kyoto

con il patrocinio di

Istituto Giapponese di Cultura di Roma

Consolato Generale del Giappone a Milano


Mostra a cura di

Fiorella Spadavecchia

Prodotta da

Venezia Accademia

Comunicazione

Civita Tre Venezie

Accoglienza

Verona 83

Bookshop

Electa

Catalogo

Marsilio


Date

Dal 20 settembre 2014 all’ 11 gennaio 2015



Orari

Lunedì: 8.15 – 14.00 (ultimo ingresso ore 13.15)
Martedì >Domenica: 8.15 – 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30)

Info e prenotazioni

tel. (39) 041 5200345
www.palazzogrimani.org

info@palazzogrimani.org



Biglietti Museo di Palazzo Grimani durante l’esposizione

Intero: € 6,00

Ridotto: € 5,00 cittadini UE di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, titolari di apposite convenzioni

Biglietto unico Gallerie dell’Accademia + Museo di Palazzo Grimani
Intero: € 11,00
Ridotto: € 8,00 ragazzi U.E. dai 18 ai 25 anni compiuti con documento d’identità.



Gratuità: minori di 18 anni, membri ICOM, diversamente abili UE accompagnati da un familiare o da un assistente socio-sanitario, guide turistiche con patentino e interpreti quando affiancano una guida turistica, studenti, dottorandi, specializzandi e docenti universitari U.E. delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, iscritti ai corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico, storico-artistico delle facoltà di lettere e filosofia, iscritti alle Accademie delle Belle Arti, allievi dell’ICR, Opificio delle Pietre Dure, Scuola del Restauro del Mosaico, gruppi di studenti delle scuole pubbliche e private UE accompagnati da insegnanti previa prenotazione e nel contingente stabilito dal capo di istituto, dipendenti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, giornalisti,  insegnanti per l’anno 2014.

diritto di prenotazione € 1,5

diritto di prenotazione scolaresche € 7,00